S. FRANCISCO XAVERIO S.I. – KAGOSHIMA 15 AGOSTO 1549

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15 Agosto 1549

San Francesco Saverio - Parco di Lagoshima

A statue of Francis Xavier (center) with his Japanese disciples Anjirō (left) and Bernardo, in Xavier Park (Kagoshima, Japan).

Giardino-Zen

Italia e Giappone, due terre così lontane, in realtà sono più vicine di quanto si creda, per delle affinità. Poiché siamo in presenza di due culture il cui fascino è forte, principalmente fra i giovani, credo di avere una spiegazione cui non si bada. 

Kimono 01Come l’energia scientifica e stetica di Leonardo, Dante, Michelangelo, Francesco d’Assisi…sono irrorate a monte dalla fede cattolica, così la precisione tecnica, le arti marziali, la composizione del giardino, l’ikebana, la casa, la finezza di comportamento, la cucina delicata…sono vivificati dalla religiosità scintoista e buddista, in particolare quella Zen.

 

Da Francesco Saverio in avanti,  per entrambe le culture il VANGELO  è “dinamis” che opera silenziosamente ma in profondità su entrambi i fronti e le apre allo scambio di doni e alla condivisione di valori.

Ma cos’è successo in quel lontano 15 Agosto 1549 ?

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cucina giapponese 03  Cucina giapponese

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San Francesco Saverio - Kagoshima01

Monumento della città a San Francesco Saverio

Kagoshima 9  - Chiesa Cattedrale - S.Francesco Saverio

 

IL GIAPPONE QUESTO SCONOSCIUTO

MalaccaFRANCESCO SAVERIO era partito da Malacca il 24 giugno 1549 in compagnia del padre Cosma de Torres, del fratello coadiutore Giovanni Femandez e di tre giapponesi fra i quali era Paolo di Santa Fé (vale a dire il samurai Anjirò) che, essendo nativo di Kagoshima, gli sarà adesso insostituibile compagno e prezioso interprete. Il viaggio non è stato facile e nella prima parte della lettera il Saverio descrive le disavventure occorsegli sulla giunca cinese, il cui poco raccomandabile capitano minacciava di tornare indietro qualora non fossero stati favorevoli i responsi di un idolo, situato a poppa della scomoda imbarcazione e decisamente aborrito dal Santo. Adesso finalmente il suolo giapponese è raggiunto da neanche tre mesi e ilSanto è già in grado di fornire le prime, vivaci impressioni su questo paese del tutto sconosciuto fino a pochi anni prima. In effetti dell’Arcipelago giapponese, indicato col nome di Zipagu (o Cipangu), aveva parlato, in termini quasi fiabeschi e solo per sentito dire, il celebre Marco Polo nel capitolo 142 del suo libro «II Milione». Fu soltanto nel 1542 che i portoghesi giunsero alle isole Ryùkyù e, nell’anno successivo, sbarcarono per la prima volta nella parte meridionale del Giappone.

Tocca ora al Saverio il compito di fornire la prima, dettagliata descrizione, destinata all’Occidente, di questo mondo giapponese cosi nuovo e diverso da tutto quanto aveva visto finora. Tra l’altro è interessante notare che è stato proprio il Saverio il primo ad adoperare e a far conoscere la parola «bonzo». Comunque la prima impressione è nel complesso favorevole e il Giappone appare al Santo come la migliore delle tene finora scoperte: merito soprattutto della gente che è senz ‘altro cortese, di buona conversazione, molto onesta e non maliziosa e soprattutto amante delle armi e del proprio onore. Vi sono differenze di casta, ma in compenso è gente che in genere sa leggere e scrivere ed è piena di interesse per le cose di Dio che il Saverio e i suoi compagni sono pronti ad insegnare. Vi sono anche i bonzi, è vero, e questi non sembrano promettere niente di buono perché vivono nei loro monasteri in strana promiscuità con monache e ragazzi. Il Saverio rimane infatti molto stupito nel vedere che anche i peggiori peccati contro natura non sono tenuti in alcun conto e che la condotta di vita dei laici è senz’altro migliore di quella dei bonza.

Vi è però qualche fortunata eccezione, come il caso dell’anziano e venerato bonzo Ninjitsu che, nonostante i suoi dubbi sull’immortalità dell’anima, viene chiamato «amico mio» dal Santo. Inoltre le accoglienze della popolazione e delle persone più influenti di Kagoshima sono più che buone e lo stesso «duca» della città si mostra particolarmente benevolo e interessato verso gli straordinarì pellegrini. In un primo momento il «duca» non ha nemmeno impedito le conversioni dei suoi sudditi al cristianesimo, le quali erano cominciate subito con la conversione di tutti i parenti e gli amici di Anjiró.

Il Saverio, intanto, si è immediatamente informato circa le principali Università del Giappone e, nell’attesa dei venti favorevoli per recarsi all’Università di Miyako (Kyóto), si rende conto della necessità di apprendere la lingua e di far tradune in giapponese i testi essenziali per la conoscenza della religione cristiana.

Tutte queste prime e appassionanti notizie sul Giappone sono inserite in un ampio contesto di considerazioni e di riflessioni di ordine spirituale, le quali devono servire a spronare i deboli e i pusillanimi e a incoraggiare i futuri missionari, ma in pari tempo aprono un largo spiraglio su quelle che possono essere le grazie concesse a chi, sentendo fino in fondo la propria nullità, ripone in Dio ogni sua fiducia e speranza. «Io conosco una persona — dice ad un certo punto il Saverio parlando chiaramente di se stesso — alla quale il Signore ha concesso molte grazie», ma poi preferisce sorvolare e, da vero figlio di sant’lgnazio, finisce col concludere che «vivere in questa vita così travagliata senza godere Dio, non è una vita, ma una morte continua» (par. 26).

San Francesco Saverio - Kagoshima - Angelo Nocent 02Per ben servire Dio occorre inoltre essere obbedienti: «nessuno pensi di segnalarsi nelle cose grandi se prima non si segnala nelle cose piccole!» esclama il Santo (par. 34) e subito dopo mette in guardia tutti coloro, che dal collegio di Coimbra verranno in India, di non cadere in tutti quegli eccessivi «fervori» di fare solo cose grandi e difficili, perché non si tratta di «fervori», ma di autentìche tentazioni (par. 35). Da parte sua il Saverio appare profondamente convinto che la sua venuta in Giappone sia davvero una grande grazia concessagli dal Signore e desidera che i Compagni lontani lo aiutino a ringraziare la bontà divina per un dono così immenso.

Circa le vicende di questa importante lettera, occorre aggiungere che il Saverio era stato scortato in Giappone dal portoghese Domenico Diaz il quale il 5 novembre 1549 ripartì da Kagoshima recando le prime quattro lettere saveriane. Tuttavia la giunca, il cui capitano era morto in Giappone, impiegò ben sei mesi per arrivare a Malacca, dove però la bella notizia del felice arrivo del Santo in Giappone era stata portata già da tempo da alcuni mercanti cinesi. Fu cosi che sin dalla fine di gennaio del 1550 l’ottimo padre Pérez aveva potuto comunicare a Roma il lieto annuncio riguardante il Saverio. Quando poi la lettera arrivò a Malacca, il padre Pérez ne fece fare subito due copie per i Compagni di Europa che le attendevano con ansia. Il testo saveriano ebbe così un’enorme diffusione e, a partire dal 1552, se ne stamparono diverse edizioni, spesso in forma ridotta.


Kagoshima  - Chiesa Cattedrale - S.Francesco Saverio

È questa la prima, grande lettera che il Saverio spedisce ai Compagni di Goa dopo il suo arrivo in Giappone, avvenuto a Kagoshima il 15 agosto 1549.

(Traduzione dallo spagnolo secondo una copia scritta a Malacca nel 1550. Edizione Schurhammer, n. 90).

Malacca

San Francesco Saverio - Cattedrale di Kagoshima

Reliquie di San Francesco Saverio venerate nella Cattedrale di Kagoshima

San Francesco Saverio 04“Jesus

La grazia e l’amore di Cristo Nostro Signore sia sempre in nostro aiuto e favore. Amen.

1. Da Malacca vi scrissi molto a lungo circa tutto il nostro viaggio, da quando siamo partiti dall’India fino all’arrivo a Malacca e quello che abbiamo fatto durante il tempo che siamo stati laggiù *. Ora vi faccio sapere in qual modo Dio nostro Signore, per la sua infinita misericordia, ci condusse in Giappone.

Il giorno di San Giovanni  dell’anno 1549, di pomeriggio, ci imbarcammo a Malacca per venire in questi luoghi, sulla nave di un mercante pagano cinese * il quale si era offerto al capitano di Malacca per portarci in Giappone; dopo partiti, avendoci concesso Dio molta grazia nel darci buonissimi il tempo e il vento, tuttavia poiché fra i pagani regna molto l’incostanza, il capitano cominciò a mutare parere nel non voler più venire in Giappone, fermandosi senza necessità nelle isole che trovavamo.

2. Ma ciò per cui più soffrivamo nel nostro viaggio erano due cose: la prima, vedere che non approfittavano del buon tempo e vento che Dio nostro Signore ci dava e che, se ci finiva il monsone per venire in Giappone, eravamo costretti ad attendere un anno, svernando nella Cina, nell’attesa dell’altro monsone; e la seconda erano le continue e molte idolatrie e i sacrifici che, senza poterlo impedire, facevano il capitano e i pagani all’idolo che portavano sulla nave, mentre tiravano molte volte a sorte e gli chiedevano se potevamo o no andare in Giappone e se ci sarebbero durati i venti necessari per la nostra navigazione: certe volte le sorti uscivano bene, a volte cattive, secondo quello che essi ci dicevano e credevano.

San Francesco Saverio 05 JPG3. A cento leghe da Malacca, sulla strada della Cina, approdammo in un’isola nella quale ci rifornimmo di timoni e di altro legname necessario per le grandi tempeste e i mari della Cina. Fatto questo, tirarono le sorti, facendo prima molti sacrifici e feste all’idolo, adorandolo molte volte e chiedendogli se avremmo avuto buon vento oppure no, e venne fuori la sorte che avremmo avuto buon tempo e che non aspettassimo oltre. Cosi salpammo e sciogliemmo la vela tutti quanti con molta allegria: i pagani confidando nell’idolo che portavano con grande venerazione sulla poppa della nave con candele accese, profumandolo con effluvi di legno di «aguila» (L’«aguila» era u come incenso. in legno odoroso, proveniente dalla Cochinchina) e noialtri confidando in Dio, creatore del ciclo e della terra, e in Gesù Cristo, suo Figlio, per il cui amore e servizio venivamo in questi luoghi onde accrescere la Sua santissima fede.

4. Durante il nostro viaggio cominciarono i pagani a tirare le sorti e a fare domande all’idolo se la nave, con cui andavamo, sarebbe tornata dal Giappone a Malacca: usci il responso che sarebbe andata in Giappone, ma che non sarebbe ritornata a Malacca. E allora entrò in essi la sfiducia e non volevano andare in Giappone, ma piuttosto svernare nella Cina e aspettare un altro anno. Vedete lo sforzo che dovevamo sopportare in questa navigazione, dovendo sottostare al parere del demonio e dei suoi servi se dovevamo o no venire in Giappone, poiché coloro che guidavano e governavano la nave non facevano niente più di quello che il demonio diceva loro con i suoi responsi.

5. Procedendo adagio il nostro viaggio prima di arrivare in Cina, essendo vicini ad una terra che si chiama Cochinchina ‘, la quale è già vicino alla Cina, ci accaddero due disastri in un giorno, alla vigilia della Maddalena 6. Essendo il mare grosso e in grande tempesta, mentre eravamo ancorati, capitò, per una distrazione, che la stiva della nave rimanesse aperta mentre Manuel il cinese, nostro compagno, passava vicino ad essa; e al grande rullio che diede la nave a causa del mare che era agitato, non potendosi egli tenere, cadde giù nella stiva. Tutti pensavamo che fosse morto per la grande caduta che fece e anche per la molta acqua che era nella stiva. Dio nostro Signore non volle che morisse. Egli stette per un gran spazio di tempo con la testa e pili della metà del corpo sotto l’acqua, e per molti giorni fu sofferente al capo per una grande ferita che si fece, di modo che lo tirammo fuori con molta fatica dalla stiva ed egli non riprese i sensi per lungo tempo. Dio nostro Signore volle ridargli la salute. Mentre finivamo di curarlo e continuava la grande burrasca che c’era, essendo molto agitata la nave accadde che una figlia del capitano cadesse in mare. Poiché il mare era tanto infuriato noi non potemmo aiutarla e cosi, alla presenza di suo padre e di tutti, affogò vicino alla nave. Furono tanti i pianti e i lamenti in quel giorno e [quella] notte, che era una pena grandissima vedere tanto travaglio nelle anime dei pagani, e il pericolo per la vita di tutti noi che stavamo su quella nave. Passato ciò, senza riposare tutto quel giorno e la notte, i pagani fecero grandi sacrifici e feste all’idolo, ammazzando molti uccelli e offrendogli da mangiare e da bere. Quando tirarono gli oracoli gli chiesero il motivo per cui era morta la figlia [del capitano]: usci il responso che non sarebbe né morta né caduta in mare se fosse morto il nostro Manuel che era caduto nella stiva.

6. Vedete da che dipendevano le nostre vite: nei responsi dei demoni e nel potere dei suoi servi e ministri. Che sarebbe stato di noialtri se Dio avesse permesso al demonio di farci tutto il male che desiderava? Nel vedere le offese cosi grandi e palesi che con la devozione a tante idolatrie si facevano a Dio nostro Signore e non avendo possibilità di impedirle, molte volte io chiesi a Dio nostro Signore, prima che noi ci trovassimoin quella tormenta, di concederci la grazia particolarissima di non permettere tanti errori nelle creature che formò a sua immagine e somiglianzà; oppure, se li permetteva, che aumentasse al diavolo, cagione di queste stregonerie e idolatrie, grandi pene e tormenti maggiori di quelli che aveva, ogniqualvolta incitava e persuadeva il capitano a tirare le sorti e a credere in esse, facendosi adorare come Dio.

7. Nel giorno che ci accaddero questi disastri e per tutta quella notte, Dio nostro Signore volle farmi tanta grazia da volermi far sentire e conoscere per esperienza molte cose circa i terribili e spaventosi timori che il demonio suscita, quando Dio lo permette, ed egli trova molte occasioni per farli, e circa i rimedi che l’uomo deve usare quando si trova in simili difficoltà contro le tentazioni del nemico: essendo queste troppo lunghe da raccontare, tralascio di scriverle, e non perché esse non siano notevoli. Alla fin dei conti il miglior rimedio, durante questi momenti, è di mostrare di fronte al nemico un coraggio assai grande, diffidando completamente di sé e fidano moltissimo in Dio, riponendo in Lui tutta la forza e la speranza, e, con un tale difensore e protettore, ognuno deve guardarsi dal mostrare viltà, non dubitando di riuscire vincitore. Molte volte pensai che, se Dio nostro Signore aumentò al demonio alcune pene, maggiori di quelle che aveva, questi si volle ben vendicare durante quel giorno e quella notte, poiché molte volte mi si poneva davanti, dicendomi che eravamo giunti al momento in cui si sarebbe vendicato.

8. E siccome il demonio non può mal fare più di quanto Dio conceda in tali momenti, si deve temere più per la sfiducia in Dio che non per il timore del nemico. Dio permette al demonio di affliggere e tormentare quelle creature che, da pusillanimi, cessano di confidare nel loro Creatore e non attingono forza nello sperare in Lui. Per questo male tanto grande della pusillanimità, molti di coloro che hanno cominciato col servire Dio, vivono desolati per non andare avanti, portando con perseveranza la soave croce di Cristo. La pusillanimità ha questa disgrazia tanto pericolosa e dannosa che, come l’uomo si dispone al poco e confida in sé trattandosi di una cosa tanto piccola, quando, invece si trova ad aver bisogno di maggiori forze di quelle che ha ed è costretto a confidare interamente in Dio, nelle cose grandi manca di coraggio in modo da non usare bene la grazia che Dio nostro Signore gli da per sperare in lui. Inoltre coloro che si ritengono qualcosa, facendo assegnamento su loro stessi più di quanto non valgano, disprezzando le cose umili senza essersi molto esercitati e avvantaggiati vincendosi in esse, sono più deboli dei pusillanimi durante i grandi pericoli e travagli perché, non portando a termine quello che avevano cominciato, perdono il caraggio per le piccole cose allo stesso modo con cui lo avevano perduto per le grandi.

9. E dopo sentono in sé tanta ripugnanza e vergogna ad esercitarsi in esse, che corrono gran pericolo di perdersi oppure di vivere desolati, non riconoscendo in sé le loro debolezze, che attribuiscono alla croce di Cristo, dicendo che è faticosa da portare avanti. O fratelli, che sarà di noialtri nell’ora della morte se nella vita non ci prepariamo e ci disponiamo a saper sperare e confidare in Dio, dato che in quell’ora noi ci troveremo in tentazioni, travagli e pericoli in cui non ci siamo mai visti, tanto dello spirito come del corpo? Pertanto, nelle cose piccole, coloro che vivono col desiderio di servire Dio, si devono impegnare nell’umiliarsi molto, sconfiggendo sempre se stessi, ponendo un grande e solido fondamento in Dio, affinchè nei grandi travagli e pericoli, tanto della vita come della morte, sappiano sperare nella somma bontà e misericordia del loro Creatore. Tutto ciò lo hanno appreso nel vincere le tentazioni nelle quali, per piccole che fossero, trovavano ripugnanza e diffidando di sé con molta umiltà e fortificando i loro animi avendo confidato molto in Dio, poiché nessuno è debole quando adopera bene la grazia che Dio nostro Signore gli da.

10. E per quanti impedimenti il nemico gli metta nella perseveranza della virtù e della perfezione, corre più pericolo manifestandoli al mondo, quando si trova in grandi tribolazioni e non ha per esse fiducia in Dio, che non soffrendo le tribolazioni che il diavolo gli presenta. Se il timore che gli uomini hanno del demonio nelle tentazioni, paure e minacce che questi pone loro davanti onde distrarli dal servizio di Dio, lo convertissero nel timore del loro Creatore, lasciandolo fare e avendo per certo che se tralasciano di compiere il proprio dovere con Dio sarà per loro un male maggiore di quello che può capitare da parte del demonio, o quanto vivrebbero consolati e quale profitto ne trarrebbero, sapendo per esperienza quale poca cosa essi siano! Inoltre vedrebbero chiaramente che possono valere molto solo unendosi strettamente a Dio, mentre il demonio come resterebbe confuso e debole nel vedersi vinto da coloro sui quali una volta era stato vincitore!

San Francesco Saverio 0211. Tornando ora al nostro viaggio, calmatosi il mare levammo le ancore e, spiegata la vela, cominciammo tutti con molta tristezza ad andare per il nostro viaggio, e in pochi giorni arrivammo in Cina, nel porto di Canton. Tutti furono del parere di svernare nel detto porto, tanto i marinai come il capitano: soltanto noialtri ci opponemmo loro con preghiere e anche mediante alcuni timori e paure che mettevamo loro davanti, dicendo che avremmo scritto al capitano di Malacca e che avremmo detto ai portoghesi di come ci avevano tratto in inganno e che non avevano adempiuto con noi ciò che avevano promesso. Dio nostro Signore volle indurii nella decisione di non restare nelle isole di Canton 7 e cosi levammo le ancore e ci mettemmo in cammino per Chincheo 8, e in pochi giorni, col buon vento che sempre Dio ci dava, arrivammo a Chincheo che è un altro porto della Cina. E mentre stavamo per entrare, già decisi di svernarvi in quanto stava finendo il monsone per andare in Giappone, venne verso di noi un veliero che ci diede la notizia che vi erano molti pirati in quel porto e che saremmo stati perduti se vi entravamo. Dopo queste notizie che ci diedero e vedendo che le navi di Chincheo stavano ad una lega da noi, il capitano, vedendosi in gran pericolo di perdersi, decise di non entrare a Chincheo; ma il vento soffiava a prua se fossimo tornati un’altra volta a Canton, mentre ci era favorevole a poppa per andare in Giappone. E cosi, contro la volontà del capitano della nave e dei marinai, fu giocoforza venire in Giappone. In tal modo né il demonio né i suoi ministri poterono impedire la nostra venuta, e cosi Dio ci guidò in queste terre, dove tanto desideravamo giungere, il giorno di Nostra Signora d’Agosto 9 dell’anno 1549. E senza poter approdare in un altro porto del Giappone, arrivammo a Kagoshima, che è la patria di Paolo di Santa Fé, e dove tutti ci ricevettero con molto amore, tanto i suoi parenti come coloro che non lo erano.

12. Del Giappone, per l’esperienza che abbiamo del paese, vi faccio sapere ciò che di esso abbiamo compreso: anzitutto la gente con cui finora abbiamo conversato è la migliore che finora sia stata scoperta, e mi sembra che fra la gente pagana non se ne troverà un’altra che sia superiore ai giapponesi. E gente di ottima conversazione e generalmente buona e non maliziosa, gente straordinariamente onesta e che stima l’onore più di qualunque altra cosa, è gente in generale povera e la povertà, tra i nobili e tra coloro che non lo sono, non la reputano una vergogna.

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13. Hanno una cosa che nessun altro paese cristiano mi sembra possedere ed è questa: che i nobili, per quanto poveri siano e coloro che non sono nobili, per quante ricchezze abbiano, rendono onore al nobile poverissimo quanto ne farebbero se fosse ricco; e a nessun costo un nobile molto povero si sposerebbe con una donna di altra casta che non fosse [quella] nobile anche se le dessero molte ricchezza; e fanno questo sembrandogli che perderebbero parte del loro onore sposandosi con una di bassa casta. In tal modo stimano l’onore più delle ricchezze. E gente di grande cortesia gli uni con gli altri, apprezzano molto le armi e hanno grande fiducia in esse: portano sempre spade e pugnali, e questo tutte le persone, tanto i nobili come la gente umile; già dall’età di quattordici anni portano spada e pugnale.

14. È gente che non sopporta alcuna ingiuria né parole pronunciate con disprezzo. La gente che non è nobile ha molto rispetto per i nobili; tutti i nobili si sentono molto onorati di servire il signore del paese e gli sono molto sottomessi. Mi pare che facciano ciò in quanto ritengono che, se facessero il contrario, perderebbero del loro onore, e non certo per il castigo che riceverebbero dal signore se facessero il contrario. E gente sobria nel mangiare, quantunque sia un po’ abbondante nel bere: bevono vino di riso poiché non vi sono vigne in questi luoghi. Sono uomini che non giuocano mai, poiché sembra loro un grande disonore in quanto coloro che giuocano desiderano quello che non è loro, e da li possono finire per diventare ladroni. Giurano poco e, quando giurano, è per il sole. Gran parte delle persone sa leggere e scrivere, e questo è un grande mezzo per imparare in breve le orazioni e le cose di Dio. Non hanno più di una moglie. E un paese dove esistono pochi ladroni, e questo per la severa giustizia che esercitano verso coloro che scoprono essere tali, poiché a nessuno risparmiano la vita: detestano molto e in ogni maniera questo vizio del furto. È gente di grande buona volontà, molto socievole e desiderosa di apprendere.

15. Sono molto contenti di sentire cose di Dio, soprattutto quando le capiscono. Fra quanti luoghi ho visto nella mia vita, tanto quelli che sono cristiani come quelli che non lo sono, non ho mai veduto gente cosi leale riguardo al rubare. Non adorano idoli in figura di animali: la maggior parte di essi crede in alcuni uomini antichi i quali — secondo quanto ho compreso — erano uomini che vivevano come filosofi 12. Molti di essi adorano il sole e altri la luna. Si rallegrano nel sentire cose conformi alla ragione, e dato che vi sono fra loro vizi e peccati, quando però si danno loro delle ragioni mostrano come sia mal fatto ciò che fanno, allora sembra loro buono ciò che la ragione difende.

16. Trovo meno peccati fra i secolari e li trovo più obbedienti alla ragione di quello che non siano coloro che qua hanno per Padri e che essi chiamano «bonzi» (II Saverio è il primo europeo ad adoperare la parola «bonzo» (dal giapponese «bózu»). i quali sono propensi al peccato che la natura aborrisce, ed essi lo confessano e non lo negano. La cosa è cosi nota e manifesta a tutti, tanto uomini come donne, grandi e piccini, che, essendo molto in uso, non lo schivano né lo aborriscono. Coloro che non sono bonzi si rallegrano molto nel sentirci rimproverare quell’abominevole peccato, sembrando loro che noi abbiamo molta ragione nel dire quanto sono cattivi e quanto offendono Dio coloro che commettono tale peccato. Molte volte diciamo ai bonzi di nomfare peccati tanto brutti, ma ad essi tutto ciò che diciamo sembra essere nelle loro buone grazie, perché se ne ridono e non hanno alcuna vergogna nel sentire rimproveri per un peccato cosi brutto. Questi bronzi hanno, nei loro monasteri, molti fanciulli figli di nobili, ai quali insegnano a leggere e a scrivere, e con essi commettono le loro malvagità; ed è tanto in uso tale peccato che, sebbene sembri male a tutti, non lo evitano.

17. Fra questi bonzi ve ne sono alcuni che si vestono a guisa di frati, i quali vanno vestiti con abiti scuri, tutti rapati, che sembra si radano ogni tre o quattro giorni, tanto la testa come la barba. Essi vivono con molta larghezza, hanno monache. del medesimo ordine e vivono insieme con loro e il popolo li ha molto in basso conto, sembrandogli un male tanta dimestichezza con le monache. Tutti i laici dicono che quando taluna di queste monache rimane incinta, prende una medicina con la quale si libera subito della creatura, e ciò è molto noto, e a me sembra, secondo quanto ho visto in questo monastero di frati e di monache, che il popolo abbia molta ragione circa tutto quello che pensa di loro. Ho domandato ad alcune persone se questi frati avevano l’abitudine di qualche altro peccato, e mi hanno detto di si e proprio con i ragazzi ai quali insegnano a leggere e a scrivere. E costoro che vanno vestiti come frati e gli altri bonzi che vanno vestiti come chierici si detestano gli uni con gli altri.

18. Di due cose mi sono molto stupito in questa terra: la prima nel vedere in quale poco conto si tengono peccati grandi e abominevoli, e la causa è che i loro antenati si abituarono a vivere in tal modo e che da ciò presero esempio i loro discendenti. Vedete come il continuare nei vizi che sono contro natura corrompa l’istinto naturale, cosi come il continuo trascurare le imperfezioni distrugge e annienta la perfezione. La seconda cosa è stata quella di vedere che i laici vivono meglio nel loro stato di quanto non vivano i bonzi nel loro, ed essendo questo manifesto, c’è da meravigliarsi per la stima in cui li tengono. Vi sono molti altri errori fra questi bonzi, e sono maggiori fra coloro che più sanno.

19. Ho parlato molte volte con alcuni [bonzi] dei più sapienti, specialmente con uno per il quale tutti da queste parti hanno molto rispetto, sia per i suoi studi, la vita e la dignità che ha, sia per la grande età che è di ottanta anni; si chiama Ninxit che, nella lingua del Giappone, vuoi dire: «Cuore di verità» 18. Egli è fra loro come un vescovo e, se il nome gli corrispondesse, sarebbe benavventurato. In molte conversazioni che avemmo lo trovai dubbioso e non si sapeva decidere se la nostra anima è immortale o se muore insieme al corpo: alcune volte mi dice si, altre no. Io temo che non siano cosi gli altri dotti. Questo Ninxit è tanto amico mio che è una meraviglia. Tutti, tanto laici come bonzi, si rallegrano molto con noi e si stupiscono molto nel vedere che veniamo da paesi tanto lontani — come è dal Portogallo al Giappone, che sono più di seimila leghe — solamente per parlare delle cose di Dio e sul come le genti devono salvare le loro anime credendo in Gesù Cristo; inoltre aggiungono che il fatto per cui siamo venuti in questi luoghi è una cosa ordinata da Dio.

20. Una cosa vi faccio sapere in modo che rendiate molte grazie a Dio Nostro Signore, e cioè che questa isola del Giappone è molto disposta affinchè in essa si accresca molto la nostra santa fede; e se noi sapessimo parlare la lingua, non ho alcun dubbio nel credere che si farebbero molti cristiani. Piacerà a Dio nostro Signore che noi la si apprenda in breve, perché cominciamo già a capirla e spieghiamo i dieci comandamenti dopo i quaranta giorni che abbiamo impiegato per apprenderli. Vi do questo resoconto cosi minuzioso in modo che tutti rendiate grazie a Dio nostro Signore, dato che si scoprono luoghi in cui i vostri

18 Si tratta del bonzo Niniitsu, che era anche un illustre letterato e capo del monastero di Fukushòji. Si può aggiungere che, nonostante la veneranda età attestata da! Saverio, nel 1577 l’insigne bonzo era ancora vivo e si addolorò molto quando apprese che il Saverio era morto da tempo.santi desideri si possano realizzare ed adempiere e anche perché vi armiate di molta virtù e di desiderio di patire molti travagli per servire Cristo nostro Redentore e Signore. Ricordatevi sempre che Dio apprezza di pili una buona disposizione piena di umiltà con cui gli uomini si offrono a Lui, facendo offerta della loro vita solo per Suo amore e gloria, di quanto non apprezzi e stimi i servizi che Gli rendono, per molti che siano.

21. Siate preparati, perché non ci vorrà molto che prima di due anni vi scriva affinchè molti di voi vengano in Giappone. Intanto disponetevi a ricercare una grande umiltà, vincendo voi stessi in tutte quelle cose per le quali sentite o dovreste sentire ripugnanza, adoperandovi con tutte le forze che Dio vi da onde conoscervi intcriormente per quello che siete. E in tal modo voi crescerete in una maggiore fede, speranza, fiducia e amore verso Dio e nella carità col prossimo, poiché dalla diffidenza verso noi stessi nasce la fiducia in Dio, che è veritiera, e per questa via otterrete l’umiltà intcriore di cui in tutti i luoghi, e soprattutto in questi, avrete una necessità maggiore di quanto pensiate. State attenti a non insuperbirvi della buona opinione in cui il popolo vi tiene, a meno che non fosse per sentirvi confusi, perché da questa trascuratezza alcune persone arrivano a perdere l’umiltà intcriore, aumentando una certa superbia e, con passar del tempo, non sapendo quanto ciò sia per loro dannoso, quelli che li lodavano arrivano a perdere la devozione per loro ed essi stessi sono inquieti e non trovano consolazione né dentro né fuori.

22. Pertanto vi prego, in tutte le vostre cose, di fondarvi totalmente / in Dio, senza confidare nel vostro potere o sapere od opinione umana, ) e in tal modo faccio conto che voi siate preparati per tutte le grandi avversità, sia spirituali sia corporali, che vi possono accadere, poiché Dio ‘, solleva e fortifica gli umili, soprattutto quelli che nelle cose piccole e bas- / se hanno visto le loro debolezze come in un limpido specchio e in esse / seppero vincersi. Questi tali, quando si vedono in tribolazioni maggiori / di quelle in cui mai si siano trovati, e sprofondando in esse, né il demonio con i suoi ministri, né le molte tempeste del mare, né le genti malvage e barbare tanto del mare come della terra, né alcun’altra creature li può danneggiare: essi sanno per certo — stante la grande confidenza che hanno in Dio — che senza il Suo permesso o licenza non possono far niente.

23. Ed essendo a Lui manifeste tutte le loro intenzioni e il desiderio di servirlo ed essendo tutte le creature a Lui obbedienti, confidando in Lui non temono alcuna cosa, se non soltanto di offenderlo; essi sanno che, quando Dio permette al demonio di fare il suo mestiere e alle creature di perseguitare un uomo, è per provarlo oppure per una migliore conoscenza intcriore, o per castigo dei propri peccati, o per maggior merito oppure per sua umiliazione. In questo modo gli uomini ringraziano infinitamente Dio perché concede loro tanto dono, e amano coloro che li perseguitano poiché sono lo strumento con cui viene loro cosi gran bene; e non avendo essi di che pagare tale grazia e per non essere ingrati, pregano Dio per i persecutori con grande efficacia: spero in Dio che cosi sarete voialtri.Io conosco una persona ( Qui il Saecrio parla di se medesimo) alla quale Dio ha concesso una grande grazia allorquando molte volte, sia nei pericoli come fuori di essi, si preoccupava di porre in Lui ogni sua speranza e fiducia, e il profitto che le venne da ciò sarebbe assai lungo da scrivere. E poiché le maggiori tribolazioni in cui voi finora vi siete visti sono piccole al confronto di quelle che dovrete vedere se voi verrete in:Giappone vi supplico e vi chiedo quanto posso, per amore e servizio di Dio nostro Signore, che vi disponiate al massimo, distruggendo molto le vostre affezioni personali poiché, sono d’impedimento a tanto bene. E badate molto a voi stessi fratelli miei in Gesù Cristo” perché” nell’inferno vi sono molti i quali, quando stavano nella vita presente, furono la causa e lo strumento affinchè gli altri si salvassero per mezzo delle loro parole e se ne andassero alla gloria del paradiso, mentre loro, mancando di umiltà intcriore, andarono all’inferno essendosi fondati su una ingannevole e falsa opinione di loro stessi. E nell’inferno non vi è nessuno di coloro che, quando stavano nella vita presente, si adoperarono nell’adottare misure con le quali ottennero questa umiltà interiore.

25. Ricordatevi sempre quel detto del Signore che dice: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua?». Non fate alcun fondamento su voialtri sembrandovi di essere da molto tempo nella Compagnia, e essendo più anziani gli uni degli altri, per questo motivo valete più di coloro che non vi si trovano da tanto tempo. Io mi rallegrerei e sarei molto consolato nel sapere che i più anziani occupano molte volte il loro intelletto nel pensare quanto male hanno approfittato del tempo trascorso nella Compagnia, e quanto ne hanno perduto nel non andare avanti, ma anzi tornando indietro. Infatti coloro che non vanno crescendo nella via della perfezione, perdono quello che hanno guadagnato, mentre i più anziani, che si preoccupano di progredire, si sentono molto confusi e si dispongono a ricercare una umiltà intcriore più che esteriore e di nuovo prendono animo e forza per recuperare ciò che è perduto; in questo modo sono di grande edificazione, dando un esempio e un buon odore di sé ai novizi e agli altri con cui conversano. Esercitatevi sempre e di continuo in questo esercizio, dato che desiderate emergere nel servizio di Cristo.

San Francesco Saverfio - Murillo

26. E credetemi: voi che verrete da questi parti, sarete ben provati per quelle che siete, e per quanta diligenza voi abbiate nel conquistare e ottenere molte virtù, fate conto che non ne avrete d’avanzo. Non vi dico queste cose per farvi capire che è una cosa difficile servire Dio e che non è né lieve né soave il giogo de! Signore, ma se gli uomini si preparassero a cercare Dio, prendendo e abbracciando i mezzi necessari a ciò, troverebbero tanta soavità e consolazione nel servirlo, che tutta la ripugnanza che provano nei vincere se stessi, sarebbe per loro più facile eia combattere se sapessero quale diletto e contentezza di spirito perdono per non sforzarsi nelle tentazioni. Queste, dunque, sogliono impedire nei deboli il grande bene e la conoscenza della somma bontà di Dio e il riposo per questa vita faticosa, poiché vivere in essa senza godere di Dio non è una vita, ma una morte continua.

27. Io temo che il nemico renda inquieti alcuni di voialtri, proponendovi cose ardue e grandi per il servizio di Dio e che fareste se vi trovaste in altre parti da quelle dove ora state. Il demonio ordina tutto ciò allo scopo di sconfortarvi, rendendovi inquieti in modo da non ottenere frutto nelle vostre anime e in quelle del prossimo nei luoghi dove vi trovate al presente, dandovi ad intendere che perdete tempo. È questa una chiara, manifesta e comune tentazione per molti che desiderano servire Dio: vi prego molto di resistere a questa tentazione poiché è cosi dannosa allo spirito e alla perfezione da impedire di andare avanti e fa tornare indietro con molta aridità e desolazione di spirito.

28. Pertanto ognuno di voi, nei luoghi ove si trova, s’impegni molto per trarre profitto prima per sé e poi per gli altri, avendo per sicuro che in nessun’altra parte può servire tanto Dio come laddove uno si trova per obbedienza, confidando in Dio nostro Signore il quale farà sentire al vostro superiore — quando sarà il momento — che vi mandi per obbedienza nei luoghi dove Egli sarà più servito. In questa maniera farete progressi nelle vostre anime vivendo confortati e utilizzando bene il tempo che è una cosa tanto preziosa, pur senza essere conosciuta da molti, dato che sapete quale stretto conto dovrete rendere di esso a Dio nostro Signore. Infatti, dato che non rendete alcun frutto poiché non state nei luoghi dove desiderereste trovarvi, cosi, allo stesso modo, nei luoghi dove ora state non trarrete alcun profitto né per voi né per gli altri, avendo i pensieri e i desideri occupati altrove.

29. Voi che state in questo Collegio di Santa Fé dovete osservare molto voi stessi ed esercitarvi nel conoscere le vostre debolezze, manifestandole alle persone che vi possono aiutare e dar un rimedio per esse, come sarebbero i vostri confessori già sperimentati, oppure altre persone spirituali della Casa affinchè, quando uscirete dal collegio, sappiate per prima cosa curare voi stessi e dopo gli altri, grazie a ciò che vi hanno insegnato l’esperienza e le persone che vi hanno aiutato nelle cose spirituali E sappiate per certo che molti generi di tentazioni penetreranno in voi, quando andrete soli oppure a due a due, sottoposti a molte prove nelle terre dei pagani e nelle tempeste del mare, tutte cose che non avete provato durante il tempo che stavate nel collegio. E se non sarete molto esercitati ed esperti nel saper vincere i propri disordinati affetti con grande conoscenza degli inganni de! nemico, giudicate voi, o fratelli, il pericolo che correrete quando mostrerete al mondo che è tutto fondato sulla cattiveria e come farete a resistergli se non sarete molto umili.

30. Io vivo anche col grande timore che Lucifero, servendosi dei suoi molti inganni e trasformandosi in angelo di luce, rechi turbamento ad alcuni di voi rappresentandovi le molte grazie che Dio Nostro Signore vi ha fatto, da quando siete entrati nel Collegio, nel liberarvi dalle molte miserie che avete provato quando stavate nel mondo. Ciò potrà in-durvi ad alcune false speranze onde portarvi via dal Collegio prima del tempo facendovi credere che se finora, stando voi nel Collegio e in cosi poco tempo, Dio nostro Signore vi ha concesso tante grazie, molte di più ve ne farà se uscirete da esso per far frutto nelle anime, facendovi credere che state perdendo il tempo.

31. A questa tentazione potete resistere in due maniere: la prima, considerando attentamente in voi medesimi che se i grandi peccatori che vivono nel mondo stessero dove voialtri siete, fuori dalle occasioni di peccare e posti in un luogo adatto ad acquistare grande perfezione, quanto sarebbero matati da quello che sono e forse potrebbero far confondere molti di voialtri! Vi dico questo affinchè pensiate che la mancanza delle occasioni per offendere Dio e i molti mezzi e aiuti che in codesta casa vi sono per godere di Dio, sono motivo per non peccare gravemente. Coloro che non conoscono da dove venga loro tanta misericordia, attribuiscono a se stessi il bene spirituale che viene loro dal raccoglimento, state sempre in umiltà e farete molto frutto nelle anime, andando tranquilli e sicuri in qualunque parte andrete.

37. Poiché è ragionevole che coloro i quali avvertono molto in se stessi le loro passioni e con gran diligenza le curano bene, potranno senti-‘ re e curare con carità quelle del prossimo, soccorrendolo nei suoi bisogni, : dando la vita per esso; poiché come hanno ricavato profitto nella loro anima sentendo e curando le proprie passioni, cosi sapranno curare e arrivare a sentire quelle altrui; e là dove essi sono giunti a sentire la passione di Cristo, là essi saranno lo strumento perché altri la sentano. Al contrario non vedo in qual modo coloro che non la sentono in sé, la possano far sentire agli altri.

38. Nel paese di Paolo di Santa Fé 25, nostro buono e sincero amico, fummo ricevuti dal capitano della città e dal sindaco del luogo 26 con grande benevolenza e affetto, e cosi da tutto il popolo, mentre tutti si meravigliavano molto nel vedere padri della terra dei portoghesi. Non si sono scandalizzati in nessun modo per il fatto che Paolo si sia fatto cristiano, ma anzi lo apprezzano molto e si rallegrano tutti con lui, tanto i suoi parenti come coloro che non lo sono, per essere stato in India e aver visto cose che questi di qua non videro. Il duca di questa terra 27 si è rallegrato molto con lui, gli ha reso molto onore chiedendogli molte cose circa gli usi e il valore dei portoghesi; e Paolo lo ha informato di tutto, e di ciò il duca si è mostrato molto contento.

39. Quando Paolo andò a parlare col duca, il quale stava a cinque leghe da Kagoshima 28, portò con sé un’immagine assai venerata di Nostra Signora che avevamo recato con noialtri, e il duca si rallegrò straordinariamente quando la vide e si pose in ginocchio davanti ali ‘immagine di Cristo nostro Signore e di Nostra Signora, adorandola con molta devozione e riverenza 29 e ordinando a tutti quelli che stavano con lui di fare altrettanto. Dopo la mostrarono alla madre del duca, la quale si meravigliò nel vederla, dimostrando molto piacere. Dopo che Paolo tornò a Kagoshima, dove noi stavamo, la madre del duca dopo pochi giorni mandò un nobile per ordinare in qual modo si potesse fare un’altra immagine come quella, ma non essendovi nel paese il materiale adatto, si tralasciò di farlo. Questa signora mandò a chiedere di mandarle per iscritto ciò in cui i cristiani credono, e cosi Paolo occupò alcuni giorni nel farlo, e nella sua lingua scrisse molte cose della nostra fede.

40. Credete una cosa, e di ciò ringraziate molto Dio: si apre una strada dove i vostri desideri si possono realizzare; e se noi sapessimo parlare [il giapponese], già avremmo ottenuto molto frutto. Paolo si è dato tanto da fare con molti dei suoi parenti ed amici, predicando loro giorno e notte, ed è stata la causa per cui sua madre, la moglie e la figlia e molti suoi parenti, tanto uomini come donne e amici, si sono fatti cristiani. Qua finora non si scandalizzavano se uno si fa cristiano, e siccome gran parte di loro sa leggere e scrivere, imparano presto le orazioni.

41. Piacerà a Dio nostro Signore di farci imparare la lingua in modo da poter parlare delle cose di Dio, perché allora faremo molto frutto con il suo aiuto, grazia e favore. Ora stiamo fra loro come tante statue, perché essi parlano e conversano con noi di molte cose, e noialtri, non comprendendo la lingua, stiamo zitti. Per il momento ci capita di essere come fanciulli che imparano a parlare e piacesse a Dio che fossimo uguali a loro nella semplicità e nella purezza dell’animo. Siamo costretti ad adottare misure e prepararci ad essere come loro sia nell’imparare a parlare sia nel-Timitare la semplicità dei fanciulli che sono privi di malizia.

42. E per questo Dio ci ha fatto una grazia assai grande e particolare nel portarci in questi luoghi di pagani affinchè non ci dimenticassimo di noi stessi, dato che è una terra tutta di idolatrie e di nemici di Cristo. Noi non abbiamo in chi poter confidare e sperare se non in Dio, dato che non abbiamo qua parenti, né amici né conoscenti e non vi è alcuna pietà cristiana, perché tutti sono nemici di Colui che fece il ciclo e la terra. E per questa ragione siamo costretti a riporre tutta la nostra fede, speranza e fiducia in Cristo nostro Signore e non in alcuna creatura vivente poiché, per il loro paganesimo, tutti sono nemici di Dio. In altri luoghi, dove il nostro Creatore, Redentore e Signore è conosciuto, le creature sogliono essere causa e impedimento per farci dimenticare Dio, come è l’amore del padre, della madre, dei parenti, amici e conoscenti, oppure l’amore per la propria patria e l’avere il necessario, tanto essendo sani come nelle malattie, possedendo beni temporali o amici spirituali che ci aiutano nelle necessità corporali. Ma soprattutto ciò che più obbliga a sperare in Dio è la mancanza di persone che ci aiutino nello spirito: di modo che qui, in terre straniere dove Dio non è conosciuto, Egli ci_£ojTcede^ tanta grazia che le creature ci costringono e ci aiutano a non dimenticare di riporre tutta la nostra fede, speranza e fiducia nella Sua divina bontà, mancando esse di ogni amore di Dio e di pietà cristiana.

43. Nel considerare questa grande grazia che Dio nostro Signore ci fa insieme a molte altre, rimaniamo confusi nel vedere la misericordia cosi manifesta che Egli usa verso noialtri. Noi pensavamo di rendere a Lui qualche servizio venendo in questi luoghi per accrescere la Sua santa fede, ma adesso, per la Sua bontà, ci ha fatto chiaramente conoscere e capire la grazia cosi immensa che ci ha concesso nel condurci in Giappone, liberandoci dall’amore di molte creature che ci impedivano di avere maggiore fede, speranza e fiducia in Lui. Giudicate ora voi, se noi fossimo quello che dovremmo essere, quanto tranquilla, confortata e tutta piena di gioia sarebbe la nostra vita, sperando solamente in Colui dal quale procede ogni bene e che non inganna coloro che in Lui confidano, ma anzi è più generoso nel dare di quello che non siano gli uomini nel chiedere e nello sperare. Per amore di Nostro Signore aiutateci a render grazie di cosi grande dono affinchè non cadiamo nel peccato di ingratitudine. Infatti in coloro che desiderano servire Dio, questo peccato è la causa per cui Dio nostro Signore tralascia di fare maggiori grazie di quelle che concede, non essendo essi a conoscenza di una grazia cosi grande in modo da potersi servire di essa.

44. Ci è anche necessario mettervi a parte di altre grazie che Dio ci concede e che, per Sua misericordia, ci fa conoscere, affinchè ci aiutiate a ringraziare sempre Dio per esse. Ed è che negli altri luoghi l’abbondanza dei cibi corporali suole essere la causa e l’occasione per cui aumentano le voglie disordinate, lasciando molte volte mortificata la virtù dell’astinenza, per cui gli uomini patiscono un notevole danno tanto nell’anima come nel corpo. Da qui derivano per la maggior parte le infermità corporali e anche spirituali, e gli uomini finiscono per soffrire molti tormenti nell’adottare un rimedio e, prima di ottenerlo, molti abbreviano i giorni della vita soffrendo nel corpo molti generi di tormento e di dolore, e prendendo, per guarire, medicine che danno più fastidio nel prenderle di quanto non davano gusto i cibi nel mangiare e nel bere. E oltre a queste tribolazioni, essi si cacciano in altre maggiori che mettono la loro vita in potere dei medici i quali arrivano ad indovinare la cura solo dopo esser passati loro per molti errori.

45. Dio ci ha concesso una grande grazia nel condurci in questi luoghi, i quali mancano di ogni abbondanza che, anche se volessimo concedere qualcosa di superfluo al corpo, non lo permette la terra. Non uccidono né mangiano animali allevati da loro, alcune volte mangiano pesce, riso e grano, anche se poco. Vi sono molte erbe con le quali si sostentano e alcune frutta, ma poche. La gente di questa terra vive meravigliosamente sana e vi sono molti vecchi. Si vede bene nei giapponesi come il nostro fisico si sostenga con poco, anche se non vi è cosa che lo contenti. Noi viviamo in questa terra molto sani nel corpo. Piacesse a Dio che cosi lo fossimo nell’anima!

46. Siamo quasi costretti a farvi conoscere una grazia che, a quanto sembra, Dio nostro Signore ci concederà, affinchè con i vostri sacrifici e orazioni ci aiutiate a non demeritarla. Il fatto è che gran parte dei giapponesi sono bonzi, e costoro sono molto obbediti nel luogo dove vivono, benché i loro peccati siano manifesti a tutti. E il motivo per cui sono molto stimati mi sembra che sia a causa della grande astinenza che fanno: non mangiano mai carne né pesce, ma solo erbe, frutta e riso e questo una sola volta al giorno, in maniera molto misurata, e non prendono vino.

47. I bonzi sono molti e le case assai povere di rendite. Per questa continua astinenza che essi fanno e dato che non hanno relazione con donne, specialmente coloro che vanno vestiti di nero come chierici, sotto pena di perdere la vita, e per saper raccontare alcune storie, o per meglio dire favole delle cose in cui credono, proprio per questo motivo mi sembra li tengano in grande venerazione. Ed essendo noi e loro tanto all’opposto nel modo di sentire Dio e di come si devono salvare le genti, non mancherà molto che noi saremo perseguitati da essi, e non soltanto a parole.

48. In questi luoghi quello che noi pretendiamo è di portare le genti alla conoscenza del loro Creatore, Redentore e Salvatore Gesù Cristo nostro Signore. Viviamo con molta fiducia, sperando in Colui che ci darà le forze, la grazia, l’aiuto e il favore per mandare avanti tutto questo. Non mi pare che la gente del posto, per quanto li riguarda, ci contrasterà o perseguiterà, a meno che non sia a causa dei molti fastidi da parte dei bonzi. Noi non intendiamo avere divergenze con loro, ma neanche per timore di loro tralasceremo di parlare della gloria di Dio e della salvezza delle anime: ed essi non ci potranno fare più male di quanto Dio nostro ! Signore permetterà loro. E il male che da parte loro ci venisse, rappresen- • ta una grazia che ci farà Dio nostro Signore se, per suo amore e servizio ‘, e zelo delle anime, ci abbreviassero i giorni della vita ed essi fossero gli / strumenti per mezzo dei quali finisca questa continua morte in cui vivia- ‘, mo e si adempiano in breve i nostri desideri, andando a regnare per sem- / pre con Cristo. La nostra intenzione è di spiegare e palesare la verità, per• quanto essi ci possano contraddire, poiché Dio ci obbliga ad amare di più la salvezza del nostro prossimo che non la nostra vita corporale. Noi desideriamo, con l’aiuto, il favore e la grazia di nostro Signore, di adempiere questo precetto, dandoci Lui la forza intcriore per manifestarlo in mezzo a tante idolatrie come vi sono in Giappone.

49. Noi viviamo con la grande speranza che ci farà questa grazia, anche se diffidiamo completamente delle nostre forze, riponendo ogni nostra speranza in Gesù Cristo nostro Signore e la Santissima Vergine Santa Maria Sua Madre, e in tutti i nove cori degli angeli, scegliendo fra tutti loro come speciale protettore, san Michele Arcangelo, principe e difensore di tutta la Chiesa militante. Nei confidiamo molto in quell’Arcangelo al quale è affidata in particolare la custodia di questo grande regno del Giappone, raccomandandoci tutti i giorni soprattutto a Lui e, insieme a Lui, a tutti gli altri angeli custodi che hanno lo speciale incarico di pregare Dio nostro Signore per la conversione dei giapponesi, di cui sono a guardia. E non tralasciamo di invocare tutti quei santi beati i quali, vedendo tanta dannazione delle anime, sospirano sempre per la salvezza di tante immagini e somiglianze di Dio, confidando moltissimo che a tutte le nostre negligenze e mancanze di non raccomandarci come dobbiamo a tutta la corte celeste, suppliranno i beati della nostra santa Compagnia che stanno lassù in ciclo, presentando sempre i nostri poveri desideri alla Santissima Trinità.

50. Per la somma bontà di Dio nostro Signore sono maggiori le nostre speranze di ottenere vittoria grazie a tanto favore ed aiuto, di quanto non siano gli ostacoli che il nemico ci pone innanzi onde tornare indietro, quantunque non cessino di essere molti e grandi; tuttavia non dubito che farebbero in noi molta impressione qualora facessimo qualche fondamento nel nostro potere o sapere Per la sua grande misericordia Dio no-‘ stro Signore permette che il nemico ci ponga innanzi tanti timori, travagli e pericoli onde umiliarci e abbassarci, affinchè giammai confidiamo , nelle nostre forze e potere, ma solamente in Lui e in coloro che sono par-j tecipi della Sua bontà. In questo luogo Egli ci mostra bene la Sua infinita clemenza e lo speciale ricordo che ha di noi, facendoci conoscere e sentire dentro le nostre anime quanto poco valiamo, poiché ci permette di essere perseguitati da piccole tribolazioni e pochi pericoli, affinchè non ci si dimentichi di Lui facendo affidamento in noi stessi. Poiché facendo il contrario, per coloro i quali fanno qualche affidamento in loro stessi, le piccole tentazioni e persecuzioni sono più faticose per lo spirito e difficili da sopportare, di quanto non lo siano i molti e grandi pericoli e travagli per coloro i quali, diffidando completamente di sé, confidano totalmente in Dio.

51. Per nostra consolazione abbiamo il grande dovere di mettervi a parte di una grande preoccupazione in cui viviamo, affinchè ci aiutiate con i vostri sacrifici e orazioni. Ed è che, essendo noti a Dio nostro Signore tutte le nostre continue malvagità e i grandi peccati, viviamo con il dovuto timore che Egli tralasci di concederci i doni e darci la grazia per cominciare a servirLo con perseveranza sino alla fine, qualora non vi fosse un grande emendamento da parte nostra. Per questo ci è necessario prendere per intercessori sulla terra tutti i membri della benedetta Compagnia del nome di Gesù, con tutti i suoi devoti ed amici, affinchè, con la loro intercessione, siamo presentati alla santa Madre Chiesa universale, sposa di Cristo nosrro Signore e nostro Redentore, nella quale crediamo fermamente e senza poter dubitare, e che confidiamo dividerà con noi i suoi molti e infiniti meriti.

52. E inoltre per mezzo suo siamo presentati e raccomandati a tutti i beati del ciclo, specialmente a Gesù Cristo, Suo sposo, nostro Redentore e Signore, e alla Santissima Vergine, sua Madre, affinchè continuamente ci raccomandino a Dio Eterno Padre, da cui nasce e procede ogni bene, pregandolo di preservarci sempre dall’offenderLo, non cessando di farci continue grazie, senza guardare alle nostre cattiverie, ma solo alla Sua bontà infinta, poiché soltanto per Suo amore siamo venuti in questi luoghi, come Egli sa bene, dato che a Lui sono manifesti tutti i nostri cuori, le intenzioni e i poveri desideri che sono quelli di liberare le anime le quali da più di millecinquecento anni sono sotto la schiavitù di Lucifero che si fa adorare da esse come Dio sulla terra. Infatti egli [Lucifero] non fu cosi potente da ottenere questo nel ciclo e, dopo esserne stato cacciato, si vendica per quanto può di molti e anche dei miseri giapponesi.

Kagoshima  - Chiesa Cattedrale - S.Francesco Saverio53. E bene che vi mettiamo a parte delia nostra permanenza a Ka-oshima. Noi siamo arrivati qui al tempo in cui i venti erano contrari per andare a Miyako 30 che è la principale città del Giappone, dove stanno il re 31 e i maggiori signori del regno, ma non vi è un vento che ci serva per andare là se non da qui a cinque mesi: allora, con l’aiuto di Dio, andremo. Da qui a Miyako vi sono trecento leghe. Ci dicono grandi cose di quella città: affermano che supera le novantamila case, che si trova inessa una grande Università di studenti, con dentro cinque collegi principali, e pili di duecento case di bonzi e di altri simili a frati, che chiamano gixu 32 e monache che chiamano Amacata 3J.

54. Oltre a questa Università di Miyako vi sono altre cinque Università principali, i nomi delle quali sono questi: Goya , Negru , Fieson , Omy , queste quattro stanno nei dintorni di Miyako e ci dicono che in ognuna di esse vi sono più di tremilacinquecento studenti. Vi è un’altra Università molto lontana da Miyako, che si chiama Bandu, che è la maggiore e la pili importante del Giappone e nella quale vanno più studenti che in qualunque altra. Bandu è una signoria molto grande, dove sono sei duchi e fra essi ve ne è uno più importante a cui tutti obbediscono, e questo più importante obbedisce al re del Giappone. Ci dicono tante cose sulla grandezza di queste terre e delle Università che, per poterle confermare e descrivere come vere, saremmo lieti per prima cosa di vederli e, se sono cosi come ci dicono, dopo averne fatto esperienza ve lo scriveremo molto dettagliatamente.

55. Oltre a queste Università principali, ci dicono che nel regno ve ne sono molte altre piccole. Dopo aver visto la disposizione a fruttificare che da queste parti si può ottenere nelle anime, non ci vorrà molto a scrivere a tutte le principali Università della cristianità per sgravare le nostre coscienze e per aggravare le loro, in quanto con le molte loro virtù e scienza possono curare cosi gran male, convertendo tanti infedeli alla conoscenza del loro Creatore, Redentore e Salvatore.

San Francesco Saverio 07 JPG

56. A loro, come ai nostri superiori e padri, e desiderando che ci considerino quali figli più piccoli, noi scriveremo circa il frutto che si può fare con il loro favore e aiuto, in modo che coloro i quali non possono venire qua favoriscano coloro che si offrissero, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, di essere partecipi di consolazioni e contentezze spirituali maggiori di quelle che per caso hanno laggiù. E se la disposizione di questi luoghi fosse tanto grande come ci va apparendo, non tralasceremo di farne parte a Sua Santità, poiché è Vicario di Cristo sulla terra e pastore di coloro che in Lui credono e anche di coloro che sono disposti a venire a conoscenza del loro Redentore e Salvatore e ad appartenere alla Sua giurisdizione spirituale. Non dimenticheremo di scrivere a tutti i devoti e benedetti fratelli che vivono con molti santi desideri di glorificare Gesù Cristo nelle anime che non Lo conoscono. E per molti che ne vengano, avanza sempre posto in questo grande regno, in modo da adempiere i loro desideri, e anche in un altro maggiore, che è quello della Cina, al quale si può andare con sicurezza, senza ricevere maltrattamenti dai cinesi, portando un salvacondotto del re del Giappone che, speriamo in Dio, sarà nostro amico e dal quale si otterrà facilmente questo lasciapassare.

San Francesco Saverio 06 JPG 57. Infatti vi faccio sapere che il re del Giappone è amico del re della Cina 40 e ha il suo sigillo in segno di amicizia e per poter dare un salvacondotto a coloro che vanno là. Molte navi navigano dal Giappone alla Cina ed è una traversata che in dieci o dodici giorni si può fare. Viviamo con la grande speranza che se Dio nostro Signore ci darà dieci anni di vita, vedremo in questi luoghi grandi cose grazie a coloro che da laggiù [Goa] verranno e per mezzo di coloro che in questi luoghi Dio condurrà al raggiungimento della Sua vera conoscenza. Durante tutto l’anno 1551 speriamo di scrivervi assai minuziosamente circa la disposizione che vi è a Miyako e nelle Università affinchè Gesù Cristo nostro Signore sia in esse conosciuto. Quest’anno vanno nell’India due bonzi, i quali sono stati nelle Università di Bandu e Miyako, e con loro molti giapponesi allo scopo di imparare le cose della nostra Legge.

58. Il giorno di San Michele 41 parlammo con il duca di questa terra che ci ha reso grande onore dicendo di custodire molto bene i libri in cui stava scritta la Legge dei cristiani, aggiungendo che, se la Legge di Gesù Cristo era vera e buona, essa doveva rincrescere molto al demonio. Di li a pochi giorni ha dato licenza ai suoi vassalli affinchè tutti coloro che volevano essere cristiani lo diventassero. Queste notizie cosi buone ve le scrivo alla fine della lettera per vostra consolazione e affinchè rendiate grazie a Dio nostro Signore. Credo che quest’inverno saremo occupati nel compilare una spiegazione in lingua giapponese degli articoli della fede, alquanto ampia per farla stampare e, poiché tutta la gente di riguardo sa leggere e scrivere, in tal modo la nostra santa fede si estenderà in molti luoghi, dato che non possiamo accorrere dappertutto. Paolo, il nostro carissimo fratello, tradurrà fedelmente nella sua lingua tutto quello che è necessario per la salvezza delle loro anime. Adesso vi conviene, dato che si scopre tanta disposizione, che tutti i vostri desideri siano, per prima cosa, di palesarvi come grandi servi di Dio nel ciclo, e ciò farete se in questo mondo sarete intcriormente umili nelle vostre anime e nella vita, lasciando ogni_cura a Dio, il quale vi darà credito con il prossimo sulla terra, e, se Egli tralasciasse di farlo, sarà per vedere il pericolo che correte attribuendo a voialtri ciò che è di Dio. Vivo assai consolato sembrandomi che vedrete sempre in voi stessi tante cose intcriori da biasimare e giungerete ad una grande avversione di ogni disordinato amor proprio, e in pari tempo a tanta perfezione che a ragione il mondo non troverà niente da rimproverare in voialtri: in questo modo udire le sue lodi sarà per voi una penosa croce, vedendo chiaramente in esse le vostre mancanze.

San Francesco Saverfio - La morte60. Termino cosi senza poter finire di scrivere il grande amore che provo per tutti voi in generale e in particolare; e se in questa vita presente si potessero vedere i cuori di coloro che si amano in Cristo, credete, Fratelli miei carissimi, che nel mio voi vi vedreste chiaramente. E se non vi riconosceste, mirandovi in esso, sarebbe perché io vi tengo in tale stima e voialtri, stante la vostra virtù, vi tenete in tale disprezzo che, a causa della vostra umiltà, sareste impediti di vedervi e conoscervi in esso, e non certo perché le vostre immagini non siano impresse nella mia anima e nel cuore. Molto vi supplico affinchè vi sia tra voi un vero amore, non lasciando germogliare amarezze nell’animo. Trasformate una parte del vostro fervore nell’amarvi gli uni con gli altri è’una parte del desiderio di ,’. soffrire per Cristo, in un patire per Suo amore, vincendo in voialtri tutte quelle ripugnanze che non lasciano crescere questo amore. Voi sapete infatti ciò che disse Cristo: che in questo Egli conosce i Suoi, se si ameranno gii uni con gli altri.

Dio nostro Signore ci faccia sentire dentro le nostre anime la Sua santissima volontà e la grazia per adempierla perfettamente.

Da Kagoshima, ai 5 di novembre dell’anno 1549. Il tutto vostro carissimo fratello in Cristo

Francisco “

San Francesco Saverio - La morte - Gaetano Lapis 1735

Nel rigido inverno, il Saverio si ammalò  di polmonite, e privo com’era di ogni cura morì in una capanna il  3-12-1552 dopo avere più volte ripetuto: “Gesù, figlio di Davide, abbi  pietà di me! 0 Vergine, Madre di Dio, ricordati di me!”. Il suo corpo fu  seppellito dal servo nella parte settentrionale dell’isola, in una  cassa ripiena di calce. Due anni dopo fu trasportato, integro e intatto,  prima a Malacca e poi a Goa, dove si venera nella chiesa del Buon Gesù.

San Francesco Saverio - Isola di Sancian dove è morto

FRANCESCO SAVERIO

CON L’ARDORE DI PAOLO

MARATONETA SENZA FRONTIERE

IL SEGRETO DI PAOLO 

p. MARCELLO STORGATO, sx

L’anno scorso, pensando a come impostare il calendario 2009 di “Misisonari Saveriani” sfruttando l’opportunità dell’anno paolino, ho riletto tutto Paolo, dagli Atti degli apostoli alle lettere, pagina per pagina. È stata una nuova scoperta del grande apostolo. Tra l’altro, mi è venuta un’idea strana: san Paolo era un grande campione olimpionico, un pluri sportivo. Era un maratoneta (calcolando i viaggi che ha fatto si conta una media di 30 chilometri al giorno!), faceva allenamento, s’intendeva di vela e di nuoto (come naufrago, si è salvato perché sapeva nuotare), praticava la corsa ad ostacoli e l’equitazione (qualcuno afferma che non sia mai caduto da cavallo)…

Testimone, cioè “martire”

Ma qual è il segreto di Paolo? Lo scopriremo. Il suo segreto era quello di essere un grande missionario. E ogni missionario autentico è “martire”. Non solo nel senso di “testimone” – perché questo è il significato della parola “martire”. In questo caso, martirio significa arrivare a donare la propria vita, a morire per Cristo, per il vangelo, per l’umanità. Questo fenomeno si è verificato molto spesso e in tanti luoghi nel corso bi-millenario della storia missionaria.

Vi propongo un esempio, attraverso un breve filmato sui 188 martiri giapponesi, recentemente beatificati a Nagasaki. 

(qui trascrivo il testo del filmato).

SAVERIO E I MARTIRI GIAPPONESI

Kagoshima cattedrale 02San Francesco Saverio, primo missionario a mettere piede in Giappone il 15 agosto 1549, è il padre e fondatore della chiesa nel Sol Levante. Sollecitati dalle sue numerose lettere, altri missionari approdarono in quella grande nazione e predicarono il vangelo, conquistando il cuore di tanti uomini e donne, che sono diventati convinti seguaci di Cristo. In mezzo secolo di evangelizzazione, il 5 per cento della popolazione di allora aveva abbracciato la fede cristiana.

Il Saverio aveva previsto che il cristianesimo in Giappone avrebbe incontrato difficoltà e dure persecuzioni, per l’ostilità dei monaci buddisti, le guerre di potere tra i prìncipi dei numerosi feudi e la corsa sfrenata delle nazioni europee alla conquista di nuovi commerci.

Infatti, il “secolo cristiano” del Giappone si tramutò in “secolo dei martiri”. Decine di migliaia di cristiani – uomini, donne e bambini di ogni età – hanno subìto il martirio appesi alla croce, decapitati, bruciati, gettati nelle solfatare incandescenti. Una vera “caccia al cristiano”, per cancellare ogni traccia di cristianesimo, definito “religione malvagia”.

I missionari furono espulsi; pochi riuscirono a restare, clandestini, per seguire e incoraggiare le comunità cristiane perseguitate. Tra loro, il gesuita bresciano padre Organtino, nato a Casto e morto a Nagasaki nel 1609, denominato “il secondo padre della cristianità giapponese” e guida spirituale di numerosi martiri.

Il 24 novembre 2008, a Nagasaki, la chiesa giapponese ha proclamato “beati” altri 188 cristiani che quattro secoli fa donarono la vita per restare fedeli al vangelo di Cristo. I martiri giapponesi ufficialmente riconosciuti e venerati salgono così a 437, tra i quali i 26 martiri di Nagasaki, uccisi il 5 febbraio 1597 e proclamati santi da Pio IX nel 1862.

Ben 183 dei nuovi beati martiri sono laici, di cui 60 donne, 33 giovani sotto i vent’anni e 18 bambini con meno di cinque anni. Intere famiglie subirono il martirio, come la famiglia Ogasawara di Kumamoto: papà, mamma, nove figli e quattro garzoni. O la famiglia Hashimoto di Kyoto: papà, mamma e cinque figli, arsi vivi, legati alle croci lungo il fiume Kamogawa. Mamma Tecla, legata alla stessa croce con Tommaso e Francesco, di 12 e 8 anni, e in braccio la piccola Luisa di 3, pregava: “Signore Gesù, ricevi le anime di questi bambini”.

Nel libro “Giappone, il secolo dei martiri”, possiamo leggere i drammatici e commoventi racconti del martirio della chiesa giapponese. La mitezza e la gioia, che caratterizzano i suoi martiri, scaturivano dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’amore per Cristo Salvatore.

Saverio, il migliore imitatore di Paolo

Vi ho portato indietro in un pezzo di storia di 400 anni fa. Che senso ha? Cosa voglio comunicarvi? Che quello che ha fatto Paolo si è ripetuto nella storia della missione, nella storia dell’annuncio del vangelo. Francesco Saverio è stato uno dei migliori imitatori di Paolo, non solo nell’annuncio del vangelo ai pagani, cioè a coloro che non sapevano nemmeno che Cristo fosse esistito, che non avevano mai sentito la parola del vangelo.

Francesco è partito all’improvviso senza sapere perché, solo per sostituire un altro che si era improvvisamente ammalato. Si è fidato di Dio, che lo chiamava attraverso una circostanza casuale ed è partito.

Era l’anno 1549. Con i mezzi di allora, ha percorso quello che nessun altro missionario ha mai percorso nella storia della missione. È passato in India, in Malesia, nelle Molucche, nell’isola del Moro, spingendosi fino in Giappone.

Aveva dei metodi banali, semplici:

  • richiamava la gente con un campanello,

  • imparava a memoria brani del vangelo,

  • le preghiere, le domande e risposte del catechismo,

  • le ripeteva e le faceva cantare alla gente e ai bambini…

  • Ma arrivato in Giappone, si accorge che ciò non basta, che i giapponesi sono un popolo “colto“; e cambia metodo.

Mi viene in mente Paolo ad Atene, allora capitale della cultura. Qui Paolo ha cambiato il suo metodo missionario. Dicono che il discorso all’areopago sia stato il suo più grande fallimento, che abbia sbagliato approccio. Non è vero. Il suo discorso, dopo aver visitato la città e aver esaminato le persone, è uno dei più begli approcci della missione inculturata. I risultati dipendono da altre cose: dalla predisposizione interiore delle persone ad accogliere.

Come Paolo ad Atene, anche Saverio in Giappone si è convertito alla cultura, cambiando il suo metodo missionario di annuncio del vangelo. La missione è così: tiene sempre presente il contesto, le situazioni, le persone, le culture: perché lo stesso vangelo arriva dove lo Spirito ha già lavorato e preparato l’umanità per secoli e millenni. La missione non è mai una ripetizione meccanica di parole e di azioni.

Gesù stesso ha annunciato la Buona Novella in molti modi. Le quattro versioni evangeliche ci autorizzano a moltiplicare le versioni dell’unico vangelo, a seconda delle situazioni che cambiano nei tempi e nei luoghi. Perché al centro c’è sì Cristo, ma c’è anche la persona umana nel contesto della sua cultura e del suo popolo.

La verifica della fede cristiana

Tanti giapponesi avevano accolto con gioia il vangelo di Cristo, portato dal Saverio e da altri missionari. Ma sono stati i cristiani stessi a diffondere la fede nelle famiglie attraverso le “confraternite“: con la carità, l’insegnamento e la preghiera.

Finché nel 1587 arrivano i decreti di espulsione per tutti i missionari, cui segue nel 1597 il martirio di Nagasaki e il divieto di aderire al cristianesimo. La fede cristiana è dichiarata “religione malvagia” e scatta la persecuzione di massa:

  • croce,

  • decapitazione,

  • rogo,

  • torture,

  • abiura…

Ai cristiani viene imposta la verifica annuale della fede! Una bella idea! Voi giovani, sareste disposti a sottoporvi a una verifica annuale della fede cristiana? Ma anche a noi adulti, a noi sacerdoti e missionari farebbe bene verificare la nostra fede ogni mese, ogni giorno…

 Solo che in Giappone la verifica veniva fatta dagli aguzzini, per essere sicuri che i cristiani rinunciassero a Cristo e abbandonassero la loro fede “malvagia”.

 La verifica consisteva nel calpestare un’immagine sacra.

  • Molti sono morti per questo;

  • molti altri adottano uno stratagemma: arcuano il piede in modo da non calpestare la sacra immagine;

  • percorrono poi la strada del ritorno con il piede arcuato, in punta di piedi e di tallone.

  • A casa si lavano i piedi e in segno di penitenza bevono l’acqua, perché quella polvere e il riflesso dell’immagine, entrando nel corpo, purifichi anche l’anima.

Pronti a tutto per il vangelo

 Tra i cristiani era molto diffuso il libro, “Preparazione al martirio”. Nella storia cristiana, la chiesa giapponese è stata l’unica ad avere un catechismo per “prepararsi al martirio”. Nessuno desiderava essere ammazzato, ma la situazione era tale da richiedere una preparazione speciale. Cristo doveva sparire dal suolo giapponese e i suoi seguaci dovevano rinnegare la fede o morire. Quale soluzione, se non prepararsi al martirio? Anche Paolo aveva previsto “catene e tribolazioni” ed era sempre pronto a “terminare la corsa testimoniando il vangelo” (Atti 20, 22-24).

 È un insegnamento per noi tutti. Abbiamo il dovere di annunciare Colui in cui crediamo: Gesù e il suo vangelo. Ma oggi non è facile. Sono convinto che in Italia oggi, e ancor più nei prossimi decenni, se vogliamo rimanere cristiani ed essere missionari dobbiamo prepararci al martirio.

 Cosa facciamo noi davanti alla campagna dell’ateismo o davanti a chi se ne frega del vangelo e della chiesa? Cosa facciamo con tanti giovani che fin dall’età adolescenziale abbandonano e rifiutano ciò che hanno imparato? Cosa offriamo ai tanti fratelli e sorelle immigrati di altra fede e cultura? Se abbiamo la convinzione di aver ricevuto un dono immenso – Gesù Cristo – non possiamo non offrirlo a tutti, con gioia e amore.

 Leggiamo Paolo, direttamente alla fonte

È arrivato il momento di leggere Paolo. È un invito: provate a leggerlo tutto, dagli Atti alle Lettere: ne resterete affascinati! Per ora, ci accontentiamo dei primi due capitoli della lettera di Paolo ai galati (Gal 1,1-2,10). 

1,1 Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, 2 e tutti i fratelli che sono con me, alle chiese della Galazia. 3 Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, 4 che ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da questo mondo perverso, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, 5 al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. 

6 Mi meraviglio che così in fretta da Colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate a un altro vangelo. 

7 In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. 8 Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema! 9 L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema! 

10 Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!

11 Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; 12 infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. 

13 Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la chiesa di Dio e la devastassi, 14 superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.

15 Ma quando Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque 16 di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, 17 senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. 18 In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; 19 degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. 

20 In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. 21 Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. 22 Ma ero sconosciuto personalmente alle chiese della Giudea che sono in Cristo; 23 soltanto avevano sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere». 24 E glorificavano Dio a causa mia. 

2,1 Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: 2 vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. 

3 Ora neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere. 4 E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. 5 Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi. 

6 Da parte dunque delle persone più ragguardevoli – quali fossero allora non m’interessa, perché Dio non bada a persona alcuna – a me, da quelle persone ragguardevoli, non fu imposto nulla di più. 7 Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – 8 poiché Colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani – 9 e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. 10 Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare. 

Può cambiare il vangelo?

Questo è Paolo! Che ve ne pare? È davvero un grande uomo. Vi rilancio alcune delle frasi che abbiamo ascoltato.

Si rimprovera al papa, ai vescovi e alla Chiesa di continuare con la stessa predicazione, nonostante i tempi siano cambiati: “…Non capisce la Chiesa che adesso la gente pensa in altro modo, ha altre esigenze, fa il cavolo che vuole…; genera, abortisce, fa sesso, ammazza, ama gli animali più degli uomini…; non capisce che il mondo è cambiato?!”. 

  • Non c’è un altro vangelo“: c’è un vangelo che si incultura, si manifesta, vive e traspira in mille modi; ma un vangelo diverso non c’è.

  • E questo vangelo non “è modellato sull’uomo”; non è modellato su quello che la maggioranza della gente fa o dice, perché questo vangelo non l’abbiamo ricevuto da uomo, ma è rivelato da Dio.

  • È il vangelo di Gesù Cristo ed è questo che va annunciato. Non può essercene un altro. 

Un missionario che litiga… 

Poi c’è la duplice direzione (sempre chiara negli Atti degli apostoli e nelle lettere di Paolo), ma qui è espressa in modo diretto e immediato: tutti hanno il diritto di ascoltare il vangelo e tutti i discepoli di Gesù hanno il dovere di annunciarlo. Lo si può annunciare ai circoncisi, a coloro che credono in un Dio unico, a coloro che credono in Cristo e appartengono già alla chiesa, e va benissimo. Ma, dice Paolo, 

  • “lo stesso Signore mi ha incaricato di annunciare lo stesso vangelo ai pagani,

  • a coloro che non credono,

  • a coloro che non lo conoscono,

  • a coloro che non sono ancora discepoli.

  • E su questo punto ho dibattuto fino a litigare con Cefa, perché accettasse che io ero stato destinato ai non cristiani, fino a quando non ci siamo dati la mano della comunione”.

 Nessuno deve meravigliarsi se ancora oggi la chiesa missionaria si lamenta e protesta.

  • Dovrebbe lamentarsi di più, protestare di più, litigare di più…;

  • perché la Chiesa non è soltanto la chiesa romana, italiana, occidentale e ricca.

  • La chiesa di Cristo non funziona così.

  • Le nuove chiese, le chiese missionarie sono le madri che creano il futuro del vangelo.

  • Le chiese antiche vanno rispettate, ma sono chiamate ad accogliere a valorizzare il nuovo che viene: non per altri motivi, ma perché è il vangelo che lo richiede.

 Un altro aspetto interessante: quando Paolo va a Gerusalemme per parlare della sua esperienza missionaria, non lo fa in piazza, con tutti e chiunque; non vuole fama né crearsi un nome.

  • Parla con persone oculate, che abbiano buon senso, che sappiano comprendere e discernere il futuro del vangelo e della missione.

  • Perché ci sono degli altri (falsi fratelli), anche nella chiesa e anche tra noi oggi, che s’intromettono “a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù allo scopo di renderci nuovamente schiavi“.

 Avete mai letto queste parole di Paolo, con il senso che hanno? Paolo è furbo. Così deve fare ogni discepolo assennato. 

Prima l’annuncio, poi la carità

Tutto il discorso di Paolo verte sull’annuncio dell’unico vangelo di Gesù Cristo. Questa è la missione.

Come missionari sbagliamo quando continuiamo a dire che abbiamo bisogno di soldi, di medicine, di attrezzature… per fare questo o quello. È vero, Gesù ha fatto tantissimo, ma non è il “fare” che rende reale e valida la missione. È solo l’annuncio di Gesù Cristo: far conoscere e incontrare quest’Uomo che ci rende liberi, capaci di crescere fino alla pienezza della gioia nella massima condivisione.

E poi sì, la missione è anche carità operosa: “soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri; ciò che mi sono proprio preoccupato di fare“. Tuttavia, non come primo impegno della missione, ma solo come manifestazione e prova che la nostra fede e testimonianza del vangelo è reale e concreta. Solo così è giusto ricordarci dei poveri, non solo con qualche offerta o sacrificio, ma con la condivisione, con la battaglia per la giustizia, per l’equità, per l’onesta anche a livello finanziario, politico ed economico. 

Facciamoci affascinare e guidare da Paolo

Camminiamo insieme, cari giovani, facendoci guidare da Cristo, dal vangelo e da Paolo, che ha interpretato in modo mirabile il vangelo, validissimo e urgentissimo anche oggi. Lasciamoci affascinare da quest’uomo, che ci farà intuire qual è stato il suo grande segreto. Ricordiamo il suo avvertimento: “alcuni vogliono sovvertire il vangelo di Cristo, ma non c’è un altro vangelo“; e il vangelo autentico “non è modellato sull’uomo, ma su Gesù Cristo che ce l’ha rivelato“.

Monumento ai nuovi 26 martiri giapponesi

B I O G R A F I A

San Francesco Saverio 02Questo pioniere delle missioni dei tempi moderni, patrono dell’Oriente dal 1748, dell’Opera della Propagazione della Fede dal 1904, di tutte le missioni con S. Teresa di Gesù Bambino dal 1927, nacque da nobili genitori il 7-4-1506 nel castello di Xavier, nella Navarra (Spagna). Francesco non sarebbe diventato un giurista e un amministratore come suo padre, né un guerriero come i suoi fratelli maggiori, ma un ecclesiastico come un qualunque cadetto del tempo. Per questo nel 1525 si recò ad addottorarsi all’università di Parigi sognando pingui benefici nella diocesi di Pamplona.

Il suo incontro con Ignazio di Loyola fu provvidenziale perché lo trasformò da campione di salto e di corsa in araldo del Vangelo, da professore di filosofia in Santo. Assegnato nel collegio di Santa Barbara alla medesima stanza del Saverio, il fondatore della Compagnia di Gesù aveva visto a fondo nell’anima di lui, gli si era affezionato e più volte gli aveva detto: “Che giova all’uomo guadagnare anche tutto il mondo, se poi perde l ‘anima? (Mc. 8, 36). Più tardi Ignazio confiderà che Francesco fu “il più duro pezzo di pasta che avesse mai avuto da impastare” e il Saverio, nel fare quaranta giorni di ritiro sotto la direzione d’Ignazio prima d’iniziare lo studio della teologia, pregherà: “Ti ringrazio, o Signore, per la provvidenza di avermi dato un compagno come questo Ignazio, dapprima così poco simpatico”.

Il 15-8-1534 anche lui, insieme al Loyola, nella chiesetta di Santa Maria di Montmartre fece voto di castità e di povertà e di pellegrinare in Palestina o, in caso d’impossibilità, di andare a Roma per mettersi a disposizione del papa. Anche lui, all’inizio del 1537, si trovò con gli altri primi sei compagni all’appuntamento fissato a Venezia, ma la guerra scoppiata tra la Turchia e la Repubblica Veneta impedi loro di mandare ad effetto il voto fatto. Ignazio e i suoi discepoli si dedicarono allora all’assistenza dei malati nell’ospedale degl’Incurabili fondato da S. Gaetano da Thiene e, dopo essere stati ordinati sacerdoti, alla predicazione per le piazze in uno strano miscuglio di lingue neo-latine.

A Bologna specialmente il Saverio si acquistò fama di predicatore e di consolatore dei malati e dei carcerati, ma in sei mesi si rovinò la salute dandosi ad austerissime penitenze. S. Ignazio lo chiamò a Roma come suo segretario. Nella primavera del 1539 egli prese parte alla fondazione della Compagnia di Gesù e, l’anno dopo, fu mandato al posto di Nicolò Bobadilla, colpito da sciatica, alle Indie Orientali in qualità di legato papale per tutte le terre situate ad oriente del capo di Buona Speranza, in seguito alle insistenti preghiere rivolte da Giovanni III, re del Portogallo, a Ignazio per avere sei missionari.

Durante il penoso viaggio a vela, protrattosi per tredici mesi, il Saverio si sovraspese per l’assistenza spirituale ai 300 passeggeri facenti parte non certo della “buona società”, nonostante che per due mesi avesse sofferto il mal di mare. Una notte, all’ospedale di Mozambico, avendolo il medico trovato tremante di febbre, gli ordinò di andare a letto. Poiché un marinaio stava morendo impenitente, gli rispose: “Non posso andarci. Un fratello ha tanto bisogno di me”. Stabilitosi nel collegio di San Paolo a Goa, cominciò il suo apostolato (1542) tra la colonia portoghese che con la sua vita immorale scandalizzava persino i,pagani.

Poi estese il suo ministero ai malati, ai prigionieri e agli schiavi con tanta premura da meritare il titolo di “Santo Padre” e “Grande Padre”. Con un campanello raccoglieva per le strade i fanciulli e ad essi insegnava il catechismo e cantici spirituali.

Dopo cinque mesi il governatore delle Indie lo mandò al sud del paese dove i portoghesi avevano costruito le loro fortezze, avviato i loro commerci e battezzato gl’indigeni e i prigionieri di guerra senza sufficiente preparazione. Molti di essi erano ricaduti nell’idolatria, come i pescatori di perle della costa del Paravi i quali, otto anni prima, avevano chiesto il battesimo per essere difesi dai maomettani.

Francesco, che non possedeva il dono delle lingue, con l’aiuto d’interpreti tradusse subito nei loro idiomi le principali preghiere e verità della fede. Poi, per due anni, passò di villaggio in villaggio, a piedi o su disagevoli imbarcazioni di cabotaggio, esposto a mille pericoli, fondando chiese e scuole, facendosi a tutti maestro, medico, giudice nelle liti, difensore contro le esazioni dei portoghesi, salutato ovunque quale Santo e taumaturgo. “Talmente grande è la moltitudine dei convertiti – scriveva egli – che sovente le braccia mi dolgono tanto hanno battezzato e non ho più voce e forza di ripetere il Credo e i comandamenti nella loro lingua”. In un mese arrivò a battezzare 10.000 pescatori della casta dei Macua, nel Travancore.

Mentre era intento ad amministrare il sacramento, ricevette la triste notizia che 600 cristiani di Manaar avevano preferito lasciarsi uccidere anziché tornare al paganesimo. Ne provò un momento di sconforto: “Sono così stanco di vivere – scrisse – che la migliore cosa per me sarebbe morire per la nostra Santa fede”. Lo rattristava il vedere commettere tanti peccati e non poterci fare nulla.

Benché continuamente a disposizione del prossimo, il Santo fu sempre trattato male da ufficiali e mercanti portoghesi, decisi a non permettere che la sua caccia alle anime intralciasse loro la ricerca di piaceri e di ricchezze. Noncurante degli uomini, negli anni successivi (1545-1547) egli aprì nuovi campi all’apostolato.

Predicò per quattro mesi nell’importante centro commerciale di Malacca; visitò l’arcipelago delle Molucche; nell’isola di Amboina, presso la Nuova Guinea, riuscì ad avvicinare la popolazione impaurita di un villaggio stando seduto e cantando tutti gl’inni che sapeva; si spinse fino all’isola di Ternate, estrema fortezza dei portoghesi, e più oltre ancora, fino alle isole del Moro, al nord delle Molucche, abitate da cacciatori di teste. Colà agli ospiti indesiderati si servivano pietanze avvelenate. Quando il Saverio decise di visitarle, gli suggerirono di portare con sé degli antidoti, ma egli preferì riporre in Dio tutta la sua fiducia.

“Queste isole – scriverà il 20-1-1548 – sono fatte e disposte a meraviglia perché vi ci si perda la vista in pochi anni per l’abbondanza delle lacrime di consolazione… Io circolavo abitualmente nelle isole circondate da nemici e popolate da amici poco sicuri, attraverso terre sprovviste di qualsiasi rimedio per le malattie e prive di qualsiasi soccorso per conservare la vita”. Ciononostante egli pregava: “Non allontanarmi, o Signore, da queste tribolazioni se non hai da mandarmi dove io possa soffrire ancora di più per amore tuo”.

Dopo tre mesi di fatiche, tornò a Ternate. Il sultano regnante fece buona accoglienza al missionario, ma alla fede cristiana preferì le sue cento mogli e le numerose concubine. Raggiunta Malacca nel dicembre 1547, la Provvidenza fece incontrare al Saverio un fuggiasco giapponese, Anjiro, desideroso di farsi cristiano per liberarsi dal rimorso cagionatogli da un delitto commesso in patria. Il Santo rimase talmente sedotto dalle notizie da lui avute sul Giappone e i suoi abitanti che concepì un estremo desiderio di andarli ad evangelizzare.

Dopo aver provveduto per il governo del Collegio di San Paolo a Goa e l’invio di missionari nelle località visitate, parti per il Giappone in compagnia di Anjiro, suo collaboratore. Sbarcò a Kagoshima, nell’isola di Kiu-Sciu, il 15-8-1548. Il principe Shimazu Takahisa lo accolse gentilmente, e mentre egli studiava la lingua del paese, Anjíro convertiva al cattolicesimo oltre un centinaio di parenti e amici. “I Giapponesi – scrisse il Saverio in Europa – sono il migliore dei popoli”.

Quando il principe, sobillato dai bonzi, vietò ogni ulteriore battesimo, il coraggioso missionario decise di presentarsi addirittura all’imperatore e alle università della capitale, Miyako (Kyoto), ma a causa della guerra civile endemica le università non vollero aprirgli le porte e l’imperatore in fuga non volle riceverlo (1551), perché sprovvisto di doni e poveramente vestito. Si presentò allora in splendidi abiti e con preziosi doni al principe di Yamaguchí che gli concesse piena libertà di predicazione. In breve tempo egli riuscì a creare una fiorente cristianità che formò 1e delizie della sua anima” e ad estenderla nel vicino regno di Bungo.

Quando nell’inverno del 1551, richiamato da urgenti affari, il Saverio ritornò in India, in Giappone c’erano oltre 1.000 cristiani. Le fatiche avevano imbiancato i suoi capelli. Quante volte, sempre immerso nella preghiera, aveva dovuto camminare a piedi nudi e sanguinanti o passare a guado fiumi gelati! Quante volte, affamato e intirizzito, era stato cacciato dalle locande a sassate! Sovente cadde esausto sul ciglio delle strade. Per poter proseguire il suo viaggio talora dovette occuparsi come stalliere presso viaggiatori più fortunati.

Per i Giapponesi, i Cinesi erano i maestri indiscussi di ogni scibile. Essendosi sempre sentito opporre dai bonzi che se la religione cristiana fosse stata vera, i cinesi l’avrebbero già conosciuta, decise di andarli a convertire. Poiché la prigione o la morte erano la sorte che toccava a tutti gli stranieri che cercavano di entrare in quel paese, il Saverio organizzò un’ambasciata alla corte dell’imperatore della Cina, di cui egli avrebbe fatto parte.

A Malacca però l’ammiraglio portoghese in carica, irritato perché non era stato scelto lui come ambasciatore, mandò a monte il progettato viaggio denunciando pubblicamente il Santo come falsificatore di bolle papali e imperiali. Senza lasciarsi abbattere dal grave colpo, l’illuminato apostolo il 17-4-1552 approdò all’isola di Sanciano con un servo cinese convertito, Antonio di Santa Fe. Colà trovò antichi amici che gli offersero ospitalità e un contrabbandiere che per 200 ducati si dichiarò disposto a sbarcarli segretamente alle porte di Canton. Ad un amico il Santo scrisse: “Pregate molto per noi, perché corriamo grande pericolo di essere imprigionati. Tuttavia, già ci consoliamo anticipatamente al pensiero che è meglio essere prigionieri per puro amor di Dio, che essere liberi per avere voluto fuggire il tormento e la pena della croce”.

Il giorno stabilito il contrabbandiere mancò alla parola data. Nel rigido inverno, il Saverio si ammalò di polmonite, e privo com’era di ogni cura morì in una capanna il 3-12-1552 dopo avere più volte ripetuto: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me! 0 Vergine, Madre di Dio, ricordati di me!”. Il suo corpo fu seppellito dal servo nella parte settentrionale dell’isola, in una cassa ripiena di calce. Due anni dopo fu trasportato, integro e intatto, prima a Malacca e poi a Goa, dove si venera nella chiesa del Buon Gesù.

Paolo V beatificò il Saverio il 21-10-1619 e Gregorio XV lo canonizzò il 12-3-1622. Si calcola che il Santo missionario abbia conferito il battesimo a circa 30.000 pagani. Il suo continuo peregrinare per lontanissime regioni diede ad alcuni l’impressione che fosse di temperamento volubile. Come legato del papa, pioniere, superiore e provinciale dei Gesuiti, era spiegabile che egli, ardentissimo della gloria di Dio e della salvezza delle anime, sospirasse di prendere visione del suo sterminato territorio per inviarvi gli operai occorrenti. S. Ignazio avrebbe preferito che, invece di pagare di persona, fosse rimasto ad amministrare le missioni dell’India, e avesse inviato a dissodare il terreno altri confratelli. La lettera che gli scrisse per richiamarlo, almeno provvisoriamente, in Europa, giunse quando egli era già morto.

San Francesco Saverio

 

KENJIRO KORIYAMA, BISHOP OF KAGOSHIMA:

http://www.cbcj.or.jp/eng/jcn/feb2006.htm

Bishop Paul Kenjiro Koriyama02

005-Bishop Paul Kenjiro Koriyama08

San Francesco Saverio - Kagoshima02

KAGOSHIMA — This year marks the 450th anniversary of the arrival of Saint Francis Xavier, a Spanish missionary who introduced Catholicism to Japan; as the site where he chose to land, Kagoshima is hosting an array of events commemorating him.

Born in 1506, Xavier became a Jesuit priest in 1537. In 1541, he left from Lisbon on a mission to Asia and preached in India and Ceylon, modern-day Sri Lanka. In Malacca, he met Yajiro, a Japanese from the Satsuma domain, part of today’s Kagoshima Prefecture.

After hearing Yajiro’s descriptions of his homeland and the Japanese people, Xavier decided to continue his mission in Japan. He and Yajiro reached Kagoshima on Aug. 15, 1549.

After being granted permission by Satsuma lord Shimazu Takahisa to preach Christianity, Xavier stayed on in Kagoshima for nearly a year. Over 100 people in the area are reported to have been baptized by him.

His followers included a Satsuma samurai who adopted the Christian name Bernardo and was later sent by Xavier to Europe, becoming in 1555 the first Japanese to meet the pope. This was about 30 years earlier than the well-known visit of four junior Japanese envoys in 1585.

“Because of such strong connections (between Xavier and) Kagoshima and its people, there are many historic sites for visitors to follow in Xavier’s footsteps,” said Hidehiro Kurano, head of tourism promotion at the Kagoshima Prefectural Government.

To commemorate Xavier, his mummified right arm was brought from Rome.

The arm was last on display in Japan in 1949 — the 400th anniversary of his landing. It was on public display again last weekend at St. Francis Xavier Memorial Church in the city of Kagoshima, where a commemorative Mass was celebrated Monday.

Xavier’s arm will also be taken to nine cities, including Hirado, Nagasaki Prefecture, as well as Yamaguchi and Oita, other sites where he pursued his missionary work.

Xavier left Japan in 1551 — a little more than two years after he arrived — to set off on a new mission. He died in December 1552 at the age of 46 en route to China after visiting Cochin and Malacca.

Since his death, his mummified body, which now lies in the Basilica of Bom Jesus in Goa, India, has been venerated for its miraculous preservation.

The right arm was severed at the elbow in 1614 and sent to Rome as proof of Xavier’s preservation. It has been kept in a golden reliquary in the Church of Gesu. (S.K.)

Arriving in Goa in 1542, St. Francis Xavier spent the next few years spreading the Christian faith along the Malabar and Coromandel coasts, until news reached him that Christianity had begun to make inroads in the Molucca Islands (now Maluku in Indonesia).

Wishing to make sure that the converts properly comprehended their new faith, he set out on a voyage to those islands, returning to Goa in 1548. he stayed in Goa only a short time, however, and soon embarked on a voyage to Japan where he sought permission to teach Christianity. Later on a voyage to China he fell ill and died on 3rd December 1552 at the age of 46.

On March 15 1554, the incorrupt body was received solemnly in Goa. The funeral took place in the college of St. Paul. Later, when the Bom Jesus Church was built, with the attached residential wing called Casa Professa de Bom Jesus, Francis’ body was kept on the third floor of this Casa Professa.

The incorrupt body of this great saint still lies in the Bom Jesus Basilica in a silver casket within an Italian mausoleum.

1506 : The Sixth and last child is born to Dr. João de Jasso and Maria d’Aspilcueta at the Xavier castle (Navarra- Spain) on April 7. The boy is named Francis.

1512 : Navarra is attacked by Spain and declared its province. The father of young Francis is not able to survive such a disgrace and dies four months later.

1514 : After continuous wars, peace is declared and people accept the sovereignity of Spain.

1525 : Eighteen year old Francis leaves his ancestral home and is on the way to France for studies in the world renowned University of Paris.
1529 : In the College of Barbara, Francis shares his room with Pedro Fabro and Inigo de Loiola who would be later instrumental in changing the attitude of Francis by dinning into his ear the famous words of Jesus: What does it profit a man to gain the whole world if he looses his own soul?

1534 : The Converted Francis joins Inigo, with some other friends; they all promise to serve Jesus in poverty and chastity.

1537 : After leaving Paris the previous year, they go to Rome to be blessed by the Pope before their pilgrimage to the Holy Land (Jerusalem). On June 24, Francis is ordained priest together with Inácio (Inigo), Lainez, Rodrigues, Bobadilha and Coduri. They preach and nurse the sick in the city. They form a society under the banner of their Lord and Captain, Jesus.

1538 : Unable to go to the Holy Land due to the war, they present themselves to the Pope ready to go anywhere, to be always at his disposal. The foundation of a permanent society is proposed and the Rule is presented to the Pope for approval.

1539 : At the request of the King of Portugal, one member is chosen to go to distant India, but he falls terribly sick and Francis is asked to take his place.

1540 : After a long journey Francis reaches Lisbon, accompanied by the Portuguese Ambassador Dom Pedro Mascarenhas.

1541 : The zealous Francis embarks for India on April 7, in the company of the new Governer Dom Martim Afonso. The Pope had appointed Francis his Nuncio, for the remote East.

1542 : Francis lands in Goa after a long and strenous voyage of eight months. He visits first the Bishop who is highly pleased with Francis’ humility in spite of his being the Pontifical Nuncio. Leaving aside the special invitations of both the Governor and the Bishop, he chooses the Royal Hospital for his residence and spends his days nursing the sick and teaching christian doctrine.

http://pweb.cc.sophia.ac.jp/britto/xavier/jptimes.html

Xavier: The Kagoshima Itinerary

by Elisabete Ferreira

Two years before the commemoration of the 450th anniversary of the landing of Saint Francis Xavier in Kagoshima, I thought it would be a good time to introduce this event to all of you who live in this prefecture. One of the reasons for the importance of this event is that the first Japanese to be Christianized, a man named Yajirio, was born in Kagoshima. Another enterprising Kagoshiman, known by the name of Bernardo, went to Europe about thirty years before Tensho Embassy. He first studied in a college, had an audience with Pope Paul Ö° and Ignacio Loyola in Rome, and died in Portugal in the city of Coimbra in 1557.

San Francesco Saverio - Kagoshima05


One of the possible sites of Yajiro’s grave.

Francis Xavier, the founder of the apostolic mission in Asia was born in Spain. He later went to France where he studied at the University of Paris and met Loyola, the founder of the Order of Jesus. He became a priest on the 24th day of June 1537, and on the 30th of September (St. Michael’s Day) said his first mass in Rome at the cathedral of St. Pietro. After the approval of the company of Jesus (of which Xavier was one of the founders) by Pope Paul Ö° on the 27th of September 1540, Xavier sailed to Asia (Goa, Cochin, Ceylon, and Malacca).In Malacca he met the young Yajiro who would later accompany him to Japan.

On the 15th of August 1549, Xavier arrived in Kagoshima. Through a letter he wrote in 1548 to the Jesuit priests, we know that he got information from Portuguese “men with credit” (merchants) about some”big islands, not long ago discovered, which are called the islands of Japan.” According to the opinion of these merchants, one could preach the gospel on these islands “because they are a people longing for knowledge.”

San Francesco Saverio - Kagoshima06


Commemorative monument marking 400 years since the Saint’s arrival to Kagoshima

One of the reasons Xavier came to Japan is that he received favorable news from several sources, including Yajiro who must have spoken enthusiastically about his land and its friendly people. In Kagoshima he was “welcomed by the people and most of all by the mayor (bugyo) himself…and all the time Xavier was there, which was almost a year, he received many favors from the mayor, ” according to Fernao Mendes Pinto in Peregrinacao. Xavier visited many places in this prefecture. These places are currently being researched, and in the near future interested persons will be able to follow an itinerary of Xavier’s travels.

Following Xavier’s Steps

Francis Xavier arrived in the port of Yamagawa on a Chinese vessel called Aban. There he changed boats and sailed onto Kagoshima City with his two companions from the Company of Jusus – Cosme de Torres (a priest) and Joao Fernandez (author of the first dictionary of Luso – Japanese and the first grammar textbook) – and Yajiro.

Xavier probably stayed in an area close to the port, because it was there that the family of Yajiro lived. In the city he visited several places to inform people about Christianity, especially to representatives of Buddhist and Shinto organizations, including an old bonze of the Fukushoji Temple. Later, during the Meiji Era, many temples were destroyed under the orders of the Shimazu Clan. Today, only the main gate of the Fukushoji Temple remains. The rest has become a burial ground of the Shimazu family and the former Fukoshoji Temple leaders, as well as Christian cemetery of 53 Japanese who died during the Meiji Era.

On the 29th of September 1549, Xavier arrived in Ijuin where he had an audience with Lord Shimazu Takahisa in his castle in Ichiuji-jo. On the 5th of November he wrote a letter to Loyola, telling him his first impressions of Japan. Yasuhisa, who was later baptized. He then went on to Sendai, a port town

San Francesco Saverio - Kagoshima076Christian Cemetery

On his way to Kyoto Xavier passed through Hakata, Yamaguchi, and finally the Imperial capital. In Kyoto as a papal envoy, he dressed himself accordingly and spoke about his mission in Japan. The Japanese gave importance to one’s appearance. Since 1550, foreign costume had become fashionable among the nobility. Documents written by missionaries gave details of the way they dressed and the usage of the European hats worn by Otomo Sorin, Oda Nobunaga, and Toyotomi Hideyoshi, among others.

In April 1551, Xavier returned to Yamaguchi where he talked with the daimyo Ouchi Yoshitaka. According to Frois’ in Historia do Japao, Xavier went to his palace dressed as an ambassador and offered him many presents from the viccroy of India, D.Afonso de Noronba.

In August he proceeded to Funai (present day Oita), where he visited the local Shogun Otomo Sorin (1530-1587). Later he would embrace the Catholic faith along with his second wife Julia and daughter Quinta. (Otomo’s second marriage was the first known case in the history of Japanese Christianity where the “Saint Paul’s Privilege” was applied. Under the Saint Paul’s Privilege, a Christian can get a divorce from a non-Catholic person and marry someone from the same faith.

In November 1551, Xavier left Japan on Duarte da Gama’s boat to Malacca. On his way he visited Tanegashima Island.

When Xavier left for Goa, he left behind about five hundred neophyte Christians in Japan. A new era had begun in the empire of the rising sun. Later, this new era would bring painful consequences. Francis Xavier, however, did not live long enough to witness these results. He died on the third of December 1552 on Sanchao lsland near Canton. Xavier was later canonized along with Loyola on March third, 1622. The faith that Xavier brought to Japan still persists today.

San Francesco Saverio - Kagoshima08

Location where Xavier met Shimadzu Takahisa

This article is found on http://www.synapse.ne.jp/~update/xavier/xavier.html as well as on http://www.mg21.co.jp/xavier450/English/kaido_E.htm. It is reproduced here with due credit to its author and with her permission passed on to me.

http://pweb.cc.sophia.ac.jp/britto/xavier/varia.html#cin-news

 

 

San Francesco Saverio - Joao_III_Francisco_Xavier

Framcisco Xavier asking John III of Portugal for an expedition.

Madonna di Loreto - NJA

N J A – NEW JAPAN AVIATION – Kagoshima-Kirishima airport

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4 thoughts on “S. FRANCISCO XAVERIO S.I. – KAGOSHIMA 15 AGOSTO 1549

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